Porte chiuse al prossimo consiglio comunale a Thiene per esaminare una mozione riguardante il ‘caso’ del consigliere comunale Aleddine Kaabouri. Il parlamentino thienese si terrà in seduta segreta, senza alcun accesso al pubblico, una decisione di cui lo stesso Kaabouri è venuto a conoscenza recentemente. Durante la seduta verrà discusso il documento che contiene l’invito formale a Kaabouri a rassegnare le dimissioni dalla carica di consigliere comunale, oltre alla revoca delle deleghe che il sindaco Michelusi comunque gli ha già ritirato. Ma il consigliere già annuncia: “non mi dimetto”.
Presentata ancora lo scorso 31 dicembre dai gruppi di minoranza Giulia Scanavin Sindaco per Thiene-Fratelli d’Italia, Lega-Liga Veneta e Benetti Sindaco-Noi per Thiene, la mozione punta su quei post pubblicati sui social dal consigliere Kaabouri e che nelle ultime settimane lo hanno visto al centro di un accesso dibattito. “Di natura altamente sconcertante come ad esempio il post su facebook datato 29 dicembre 2025, dove Kaabouri esprime solidarietà esplicita a Mohammad Hannoun, arrestato nell’ambito della recente operazione antiterrorismo con l’accusa di aver finanziato Hamas con circa 7 milioni di euro, attraverso organizzazioni presentate come benefiche. Colpisce in particolare che si arrivi a scrivere testualmente che ‘in Italia la solidarietà al popolo palestinese viene trattata come un crimine’ e a definire l’operazione delle forze dell’ordine come ‘repressione politica’” scrivono i consiglieri Scanavin, Mojentale, Busin, Cunico, Benetti e Chiariello, aggiungendo: “considerato anche che il consigliere Kaabouri ha pubblicato anche altri post in passato di uguale tenore, dove ad esempio lo scorso ottobre, sempre su Facebook e in occasione del corteo pro Pal che bloccò il casello autostradale di Thiene, pubblicò la foto di giovani, alcuni col dito medio alzato, davanti ad un’auto della polizia locale”.
Cosa viene chiesto nella mozione. Parte del contenuto dell’atto risulta oggi superato. La mozione, infatti, era focalizzata sulla richiesta di revoca delle deleghe conferite nel 2023 dal sindaco Michelusi al consigliere e relative alle politiche giovanili e dell’integrazione, alle politiche agricole e alla presidenza della terza commissione consiliare. Deleghe che, il giorno prima del deposito della mozione, vennero comunque ritirate dal sindaco Michelusi, il quale ne motivò la decisione affermando che “questa unità di intenti viene a mancare per tutelare l’efficienza dell’amministrazione comunale”. Ma non è finita qua, perché la mozione contiene anche un invito formale a Kaabouri a rassegnare le dimissioni dalla carica di consigliere comunale entro un termine breve, nel rispetto delle procedure previste dalla legge.
La replica del consigliere Kaabouri
“Parto da un dato semplice e oggettivo, che la mozione evita accuratamente di citare: è stata depositata il 31 dicembre, quando le deleghe mi erano già state revocate il giorno prima. Si tratta quindi di un atto che interviene su una situazione già chiusa, sia politicamente che amministrativamente. È una mozione tardiva, senza effetti reali, e questo da solo ne mette in discussione il senso. Anche nel merito, il testo è debole e approssimativo: tante parole generiche, nessun approfondimento serio dei fatti, nessun chiarimento sulle competenze e sulle responsabilità che vorrebbe attribuire. Più che una mozione, sembra un’operazione politica costruita in fretta. A distanza di oltre un mese da quella decisione, non ho mai avuto un confronto diretto né con il sindaco, né con il presidente del consiglio comunale, né con alcuni colleghi di maggioranza. È un fatto che considero grave, perché il consiglio comunale dovrebbe essere il luogo naturale del confronto pubblico e trasparente, non uno spazio dove si evita il dibattito” afferma il consigliere Aleddine Kaabouri, che aggiunge: “in vista della prossima seduta consigliare avevo proprio l’intenzione di affrontare tutto apertamente. Ho invece scoperto che la discussione della mozione avverrà in forma segreta, per via di un regolamento che non ammette deroghe. Formalmente corretto, ma politicamente assurdo, soprattutto dopo settimane in cui questa vicenda è stata raccontata sui giornali invece che nelle sedi istituzionali. Tengo a dirlo chiaramente: non ho mai rilasciato dichiarazioni a nessuna testata. Ho scelto di parlare e continuo a voler parlare in consiglio comunale”.
L’accusa contro la magistratura e il doppio standard
“Ci sarebbe molto altro da dire, ma mi concentro su una cosa precisa: mi è stata attribuita una posizione ‘contro la magistratura’. È un’accusa falsa e costruita ad arte. È evidente che ci si stia avvicinando a un passaggio referendario e che qualcuno stia cercando di usarlo politicamente. Ma quello che colpisce davvero è il doppio standard, che ha anche una dimensione razziale. Esponenti di Fratelli d’Italia e figure storiche della destra italiana, come Berlusconi, hanno attaccato la magistratura per anni senza pagarne il prezzo politico. Quelle uscite sono sempre state giustificate come ‘opinioni’ o ‘dibattito’. Quando invece a parlare è un consigliere comunale giovane, mulatto di seconda generazione, improvvisamente diventa uno scandalo, qualcosa da zittire e da isolare-continua Kaabouri- A me non si contesta davvero ciò che ho detto, ma il fatto di non aver fatto un passo indietro. Mi si rimprovera che quelle parole siano ancora pubbliche sui miei social. Lo rivendico: sono ancora lì perché sono consapevole di quello che ho detto, me ne assumo la responsabilità e sono pronto a chiarirlo nelle sedi opportune. Non accetto l’idea che ci siano persone autorizzate a dire tutto e altre a cui viene chiesto di stare zitte. Per questo trovo grave e preoccupante l’atteggiamento della presidente del Consiglio, che continua ad attaccare la magistratura accusandola di lassismo e usando singoli episodi come strumento di propaganda. Se c’è un tema politico vero da discutere, è il rapporto tra il governo e l’indipendenza della magistratura, e l’efficacia delle leggi che questa maggioranza approva”.
La posizione sulle dimissioni e l’attività politica
“Quanto alle dimissioni, tirate in ballo in questa mozione surreale, la mia posizione è semplice: non mi dimetto. Continuo a fare politica e lavoro istituzionale-aggiunge-Ho già depositato una mozione per introdurre una clausola antifascista, chiedendo alla minoranza di prendere le distanze da gruppi neofascisti come Blocco Studentesco (CasaPound) e Riconquista, con cui alcuni esponenti hanno partecipato alla manifestazione sulla sicurezza a Thiene. Resto inoltre disponibile a lavorare con il consigliere di maggioranza Andrea Dal Bianco, mio sostituto, per portare avanti Officina Giovani, nell’interesse della comunità e delle giovani e dei giovani del territorio. Sono anche disponibile, se c’è la volontà, a confrontarmi con la minoranza e a scrivere insieme una mozione su dichiarazioni ben più gravi, pronunciate da figure di livello nazionale come Santanchè, Salvini, Joe Formaggio, Vannacci o Donazzan… Continuo a pensare che la politica debba basarsi sul confronto diretto e alla luce del sole, non su atti tardivi, accuse costruite o polemiche fatte sui giornali”.
P.V.