Una scuola che guarda avanti tornando alle radici. E che crede che dare ai ragazzi strumenti solidi oggi sia il modo migliore per prepararli a quello che li aspetta domani.
Audace, controcorrente e forse necessaria. In un’epoca in cui i ruoli si confondono e il rispetto formale sembra una cosa del passato, la scuola paritaria Grande Quercia di Thiene ha deciso di fare il contrario di tutti.
È la scelta che la dirigente ha presentato ai genitori i primi di giugno, durante la riunione di presentazione dell’anno scolastico 2026/2027: a partire dal prossimo settembre, nell’intera comunità scolastica della secondaria di primo grado, tutti si daranno del Lei. Non solo gli alunni verso gli insegnanti, come già avviene in molte scuole medie, e non solo gli insegnanti verso gli alunni, pratica già adottata da alcuni con ottimi risultati. La vera novità è che il Lei diventerà la forma di riferimento in ogni direzione: tra docenti, tra docenti e dirigente, nell’interlocuzione con le famiglie. Un’impronta formale condivisa e istituzionale, non lasciata alla sensibilità del singolo insegnante ma scelta consapevolmente da tutta la comunità scolastica.
Il motivo è semplice da spiegare. Secondo la dirigente Silvia Turra, negli ultimi anni si è perso il senso del rispetto dei ruoli. Un ragazzo che impara a dare del Lei a un adulto, e che riceve lo stesso trattamento, capisce meglio chi ha davanti e qual è il suo posto in quella relazione. Non è una questione di distanza o di freddezza, ma di riconoscere che un insegnante e un alunno hanno ruoli diversi, e che questa differenza va rispettata. Una competenza, sostiene la Grande Quercia, che tornerà utile anche nel mondo del lavoro, dove dare del Lei è ancora la norma.
I genitori presenti alla riunione hanno accolto bene la proposta. Qualcuno ha ammesso che non sarà facile, nemmeno per gli insegnanti stessi abituarsi. Ma la scuola è convinta che proprio questo sia il punto: se gli adulti per primi danno l’esempio, i ragazzi seguono.
Per capire meglio le ragioni di questa scelta, abbiamo rivolto alcune domande alla dirigente stessa.
Perché avete deciso di introdurre il Lei reciproco tra insegnanti e alunni?
“A partire dall’anno scolastico 26/27 alla secondaria di primo grado, così come gli alunni daranno del Lei ai professori, quest’ultimi lo faranno con i ragazzi. A nostro avviso, in una società dove a volte viene a mancare il rispetto dei ruoli, è un modo per educare ed educarci a svolgere il proprio lavoro con professionalità anche dal punto di vista formale. Questo modo di porsi è già stato adottato da alcuni insegnanti con risultati eccellenti. Crediamo che, nel passaggio dalle elementari alle medie, tale modus operandi aiuti gli alunni ad archiviare velocemente il rapporto che avevano con la maestra o il maestro, persone che sono tenute a rapportarsi con i bambini in modo amorevole e a tratti materno e paterno. In sostanza porsi con il Lei diventa un ottimo strumento per portare i ragazzi a una maggiore consapevolezza del proprio e altrui ruolo.”
Avete introdotto anche altre novità per il prossimo anno?
“Per quanto riguarda l’introduzione del latino, riteniamo sia un’opportunità non indifferente per le nuove generazioni approfondire l’origine della nostra lingua. Nel mare magnum di neologismi gergali e inglesismi, tornare alle origini della cultura classica che caratterizza ancora la nostra contemporaneità assume un significato e un valore non indifferente. Entrambe le proposte hanno avuto un impatto positivo sui genitori, consapevoli che, iscrivendo i propri figli alla Grande Quercia, abbracciano un progetto educativo che va al di là della semplice didattica. Il nostro obiettivo è quello di creare non una scuola esclusiva, ma di eccellenza sul piano culturale, sociale e interpersonale.”
Non solo il Lei, dunque. Dal prossimo anno la Grande Quercia introdurrà anche il latino in prima media. Una scelta che va nella stessa direzione: riportare i ragazzi alle radici della nostra lingua e della nostra cultura, in un momento in cui le parole straniere e il gergo dei social sembrano aver preso il sopravvento.
Laura San Brunone