Le fiaccole hanno illuminato le vie di Thiene nella serata di venerdì 30 ottobre. Partito alle 20 dal parcheggio al Bosco, il corteo ha attraversato la città per proseguire anche in serata la mobilitazione dello sciopero generale. Un’iniziativa per dire no al riarmo, all’economia di guerra e ai tagli ai servizi pubblici, ma anche per richiamare l’attenzione sulle difficoltà quotidiane delle famiglie.
A raccontare il significato della serata è il consigliere comunale Alaeddine Kaabouri, che sottolinea soprattutto la partecipazione e la spontaneità degli interventi: “Non erano discorsi preparati, ma parole nate spontaneamente dalla piazza, dalla necessità di condividere riflessioni e preoccupazioni che riguardano tutti noi”.

Carovita, riarmo e sanità pubblica. Sono stati quattro gli interventi che hanno accompagnato la fiaccolata. Si è parlato di pace e opposizione al riarmo, ricordando che nell’Alto Vicentino ci sono oltre 50 aziende che lavorano, direttamente o indirettamente, nel settore della produzione di armi. Spazio anche al carovita, alle difficoltà economiche delle famiglie e alla sanità pubblica, con la preoccupazione per una privatizzazione che rischia di trasformare il diritto alla salute in un privilegio per chi può permetterselo. “Mentre si trovano miliardi per le armi, a noi viene chiesto di fare sacrifici. Ma noi non vogliamo pagare il prezzo delle loro guerre e delle loro scelte politiche”, questo il messaggio al centro della mobilitazione.
Dalla Palestina al razzismo nelle istituzioni. Tra i temi affrontati anche la Palestina. “La resistenza del popolo palestinese ha risvegliato le coscienze e riportato tante persone nelle piazze”, osserva Kaabouri, sottolineando come questa mobilitazione abbia ricordato a molti che non si può restare indifferenti davanti alle ingiustizie, ovunque avvengano. Nel suo intervento, il consigliere dii Avs ha parlato anche di razzismo sistemico nelle istituzioni, ricordando le richieste di dimissioni ricevute dopo aver espresso solidarietà a Youssef Sahir, “leggendo attentamente le carte relative al suo fermo, quella solidarietà non mi è sembrata affatto qualcosa di cui vergognarsi”, spiega. Da qui una domanda: “perché esprimere solidarietà diventa motivo di scandalo, mentre troppo spesso non ci si interroga con la stessa forza sui fatti, sui diritti e sulle possibili discriminazioni?”.

Famiglie e cittadini si uniscono al corteo Tra gli aspetti più significativi della serata, Kaabouri ricorda la presenza di tante famiglie migranti, accompagnate dai bambini, e la partecipazione spontanea di persone che, incontrando il corteo lungo le vie cittadine, hanno deciso di unirsi alla manifestazione. In tutto, un centinaio di persone. “È stato molto emozionante perché anche le persone che vedevano si univano a noi”, racconta. Un segnale di partecipazione che, secondo il consigliere, dimostra come qualcosa stia cambiando: “le persone stanno tornando a parlare, a indignarsi, a collegare le ingiustizie locali a quelle internazionali”.
di Redazione AltovicentinOnline