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Veneto. Badanti ‘di vicinato’: la nuova riforma della Regione

Se il sistema di assistenza sociale fosse una gara di creatività lessicale, il Veneto sarebbe campione mondiale. Tra ‘badanti certificate’ e ‘assistenti di vicinato’, il presidente Stefani lancia la riforma su un piatto che, però, piange: 300 mila euro per un sistema regionale che deve rispondere a una domanda crescente di assistenza. Una cifra che difficilmente può incidere in modo strutturale su un settore segnato da carenze croniche di personale e da un ampio ricorso al lavoro irregolare.

“Più prossimità nei servizi di cura e più preparazione per offrire risposte professionali ai bisogni di una popolazione che invecchia sempre più in fretta. Il fine è quello di rafforzare il sistema di welfare territoriale regionale, puntando su una nuova organizzazione dell’assistenza domiciliare e su una rete di servizi sempre più integrata”, spiega Alberto Stefani, presidente della Regione del Veneto, introducendo una delibera approvata dalla giunta il 30 aprile scorso, con cui l’amministrazione regionale ha avviato una nuova fase di sviluppo delle politiche per la domiciliarità.

Una figura nuova, ma non troppo
Il perno della riforma è la nascita dell’assistente di vicinato: un operatore formato e certificato, pensato per lavorare su più nuclei familiari nello stesso territorio. Una soluzione che nelle intenzioni dovrebbe garantire maggiore flessibilità e sostenibilità economica. Tuttavia, il rischio evidenziato da diversi osservatori è che si tratti più di una riorganizzazione di modelli già esistenti che di una vera innovazione. La figura, infatti, ricorda da vicino quella dell’assistente familiare tradizionale, con l’aggiunta di una dimensione ‘condivisa’che resta tutta da testare nella pratica.

“Si tratta di un percorso fondato sul potenziamento degli sportelli per l’assistenza familiare, sul rafforzamento del registro regionale degli assistenti familiari e sull’introduzione, nell’ambito del registro pubblico stesso, e della promozione della figura dell’assistente domiciliare di vicinato, come evoluzione del tradizionale assistente familiare -prosegue Stefani -Il registro garantirà la certificazione delle competenze dell’assistente, che saranno acquisite da specifici corsi professionali finanziati dalla Regione stessa”.

Sfida ampia e risorse limitate
Il provvedimento mette sul piatto 300mila euro, ricavati dalla riprogrammazione del Fondo nazionale per le politiche sociali 2025, per sostenere i 33 sportelli comunali degli assistenti familiari e, in teoria, aprirne di nuovi nelle aree più isolate. Una cifra contenuta rispetto all’ampiezza degli obiettivi dichiarati, che punta a coprire un sistema già esistente più che a potenziarlo in modo strutturale. Nel frattempo, tramite un accordo con Veneto Lavoro, si prevede il coordinamento degli sportelli con i servizi per l’impiego e l’integrazione del registro regionale degli assistenti familiari.
“Il nuovo impianto organizzativo si fonda su un principio chiave, cioè quello della prossimità” spiega ancora il presidente del Veneto, che aggiunge: “in un contesto segnato da una crescente domanda di servizi di cura domiciliare, è necessario ripensare le modalità di erogazione dell’assistenza. La figura dell’assistente domiciliare di vicinato rappresenta il cuore di questa innovazione: un operatore qualificato che, condiviso tra più nuclei familiari, è in grado di offrire un servizio più flessibile, efficiente e sostenibile, e soprattutto certificato, rispondendo in modo concreto ai bisogni emergenti delle comunità. Secondo Stefani, il sistema serve anche a far emergere e regolarizzare il lavoro di cura, creando percorsi professionali strutturati e rafforzando un modello di welfare territoriale basato sulle comunità e sulla solidarietà locale.

“Sportelli, registro regionale e la nuova figura dell’assistente domiciliare di vicinato sono tasselli centrali del nuovo sistema di assistenza territoriale”, spiega l’assessore al sociale Paola Roma, sottolineando il ruolo sempre più strategico degli Ambiti Territoriali Sociali nella programmazione e nell’erogazione dei servizi. Gli ambiti territoriali sociali, aggiunge, diventano il perno su cui costruire politiche coordinate e integrate tra sociale, sanitario e lavoro, con l’obiettivo di rendere più efficace la presa in carico delle fragilità e di valorizzare la nuova figura dell’assistente di vicinato. Sulla stessa linea il vicepresidente e assessore al Lavoro: i servizi per l’impiego dovranno rafforzare il sistema degli sportelli e facilitare l’incontro tra domanda e offerta, mentre la Regione punta sulla formazione e sulla certificazione delle competenze per qualificare il settore degli assistenti familiari.

Mentre il Veneto riscrive il lessico del welfare con grande creatività, con un budget che rischia di presentare delle criticità, l’unica cosa davvero vicina ai cittadini resta la solita: la necessità di assistenza, quella vera.

di Redazione AltovicentinOnline

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