- AltoVicentinOnline - https://www.altovicentinonline.it -

Provenzano, 20 anni fa l’arresto del boss mandante delle stragi di Capaci e via D’Amelio

Morto, secondo qualcuno. Fuori dai giochi, secondo altri analisti. Fuggito all’estero, stando ad altre congetture. Invece Provenzano era là, vivo, vegeto e pienamente operativo. Fu trovato in un casolare di Montagna dei Cavalli, al suo paese, Corleone (Palermo) mentre, carattere dopo carattere, stava compilando uno dei suoi famosi pizzini, con la macchina da scrivere con cui erano stati dettati migliaia di ordini, raccomandazioni, apparenti preghiere, benedizioni. In quel rifugio, apparentemente di fortuna ma in realtà attrezzatissimo, “c’era un forte odore di cipolle, ma anche tutto quello che ci aspettavamo di trovare nel covo di Bernardo Provenzano: i pizzini, la macchina da scrivere, la ricotta, la cicoria”. Il ricordo del pm Marzia Sabella è nitido: lei era l’unica donna di un gruppo di soli uomini, coordinato dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone e di cui faceva parte l’altro sostituto Michele Prestipino.

Il blitz dello Sco e l’arresto di Renato Cortese

Il via libera di Pignatone e la cattura definitiva

Un’indagine pura senza dietrologie o servizi segreti

Il confronto tra Provenzano e Matteo Messina Denaro

La crisi di Cosa nostra e la ‘camorrizzazione’ della mafia

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo su: