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“Anche 40 anni fa faceva caldo”. La fisica Gabriella Greison smonta il luogo comune

Ogni estate è la stessa storia. Le temperature salgono, i termometri sfiorano nuovi record e, puntuale come un temporale d’agosto, arriva la frase che sembra mettere fine a qualsiasi discussione: “anche quarant’anni fa faceva caldo”.

Una frase che, a prima vista, appare persino ragionevole. Perché è vero: anche negli anni Ottanta esistevano estati roventi, giornate afose e record di temperatura. Ma secondo la fisica e divulgatrice Gabriella Greison, è proprio questo il punto in cui il ragionamento si inceppa. “Molti immaginano il riscaldamento globale come una specie di ascensore. Non funziona così. Non è il record di oggi a raccontare qualcosa, è il fatto che i record arrivino sempre più spesso”, spiega al Corriere della Sera.

Il clima non è un termometro
L’errore più comune, sostiene Greison al quotidiano, è confondere il tempo atmosferico con il clima. Una giornata eccezionalmente calda non dimostra da sola il cambiamento climatico, così come una giornata fredda non lo smentisce. La climatologia osserva l’evoluzione di un sistema complesso, composto da atmosfera, oceani, ghiacci, vegetazione e correnti. Un sistema nel quale milioni di fattori interagiscono tra loro e modificano il comportamento complessivo del pianeta. È qui che entra in gioco la fisica dei sistemi complessi.

“Il dado che continua a fare sei”
Per spiegarlo, Greison utilizza un’immagine semplice. Se lanciando un dado esce un sei una volta, è normale. Se continua a uscire molto più spesso del previsto, il problema non è il singolo lancio: è cambiata la probabilità. Secondo la fisica, è esattamente ciò che sta accadendo con il clima. Non è tanto il record di temperatura a fare notizia, quanto il fatto che i record vengano battuti con sempre maggiore frequenza, durino più a lungo e interessino contemporaneamente aree diverse del pianeta.

Basta poco per cambiare tutto
Uno degli aspetti meno intuitivi riguarda la distribuzione degli eventi estremi. Anche un piccolo aumento della temperatura media può provocare un forte incremento delle ondate di calore, delle siccità e degli eventi meteorologici eccezionali. Non è un’opinione, osserva Greison, ma una conseguenza matematica del modo in cui funzionano le distribuzioni statistiche. A rendere il fenomeno ancora più intenso intervengono poi i cosiddetti meccanismi di retroazione: il terreno si secca, evapora meno acqua, raffredda meno l’ambiente e favorisce ulteriore riscaldamento, in un circolo che tende ad autoalimentarsi.

Non è nostalgia, è fisica
Per la divulgatrice, il negazionismo climatico nasce spesso da un errore di prospettiva. “Anche quarant’anni fa faceva caldo” descrive un ricordo, non l’evoluzione del sistema climatico. È come pretendere di spiegare l’andamento della Borsa osservando una sola azione o il traffico di una città guardando una singola automobile. La variabile decisiva, infatti, non è soltanto la temperatura percepita, ma l’energia che il sistema Terra continua ad accumulare. Ed è proprio per ridurre questo squilibrio energetico che la comunità scientifica indica la necessità di diminuire le emissioni di gas serra, puntando su efficienza energetica, fonti rinnovabili e nuove tecnologie.

La conclusione di Greison è tanto semplice quanto difficile da liquidare con uno slogan: il problema non è che faccia caldo. Il problema è che il sistema climatico sta cambiando comportamento. E, come insegna la fisica, quando cambia il comportamento di un sistema complesso, ignorarne i segnali non significa fermare il cambiamento.

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