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Caso Ranucci, Matone-Lega «Deve chiarire la conversazione con Lavitola»

Il caso dell’attentato contro Sigfrido Ranucci è al centro del dibattito politico e televisivo. A intervenire sulla vicenda è Simonetta Matone, deputata della Lega ed ex magistrata, che ha sollevato interrogativi sulle ricostruzioni emerse nelle ore successive all’esplosione e sui rapporti tra il conduttore di Report e Valter Lavitola.

Dichiarazioni durante l’intervento di Matone a 4 di Sera, su Rete 4 e che stanno facendo il giro del web.

L’attentato risale al 16 ottobre 2025, quando un ordigno esplose davanti all’abitazione di Ranucci. Secondo quanto riferito da Matone durante la trasmissione, nelle fasi immediatamente successive all’episodio ci sarebbe stata una corsa ad attribuire una possibile matrice politica all’accaduto. La deputata della Lega ha contestato in particolare l’idea che il governo potesse essere indicato come responsabile o coinvolto nell’attentato, sostenendo che, alla luce degli elementi successivamente emersi, alcune delle ipotesi iniziali meritassero di essere riconsiderate.

«Dovrebbe chiedere scusa al governo», è stata la posizione espressa da Matone, che ha definito poco convincenti alcuni passaggi della vicenda.

Il quadro, tuttavia, appare più articolato. Nelle sue prime dichiarazioni pubbliche dopo l’esplosione, lo stesso Ranucci aveva infatti mantenuto una certa prudenza. In un intervento ad Agorà aveva ipotizzato che l’episodio potesse essere collegato a qualcuno infastidito dalle inchieste realizzate da Report. Successivamente, ospite di Bianca Berlinguer, aveva escluso di ritenere probabile una responsabilità politica dietro l’attentato. Solo in un secondo momento, parlando con Giovanni Floris, aveva evocato l’ipotesi di «menti raffinatissime».

L’inchiesta e il ruolo di Valter Lavitola

Ma uno dei punti più delicati dell’indagine riguarda Valter Lavitola, indicato come presunto mandante dell’attentato.  Lavitola avrebbe fornito una spiegazione particolare per il gesto: l’azione sarebbe stata concepita con l’obiettivo di provocare un rafforzamento della protezione assegnata a Ranucci. Una versione che non avrebbe convinto la gip Iole Moricca, che avrebbe giudicato «inverosimili» le motivazioni sostenute da Lavitola. Nella ricostruzione contenuta nel provvedimento giudiziario, l’obiettivo ipotizzato sarebbe stato invece differente: accrescere la notorietà di Ranucci e valutarne il possibile peso politico in vista di una eventuale candidatura nell’area del centrosinistra.

Il nodo della lunga conversazione tra Ranucci e Lavitola

È proprio il rapporto tra Ranucci e Lavitola a rappresentare, secondo Matone, uno degli aspetti che meriterebbero ulteriori chiarimenti.  La deputata del Carroccio ha richiamato l’attenzione su una conversazione particolarmente lunga intercorsa tra i due uomini durante una perquisizione. Si sarebbe trattato di un colloquio durato circa due ore, elemento che Matone ritiene importante per comprendere meglio i rapporti tra il giornalista e il presunto mandante. «Se io fossi il pm la prima cosa che chiederei a Ranucci, incrociando le sue dichiarazioni con quelle di Lavitola, è il contenuto di quella fitta conversazione da 120 minuti», ha dichiarato Matone nel corso della trasmissione condotta da Alessandra Viero. La domanda posta dalla deputata riguarda dunque soprattutto il contenuto e il significato di quel colloquio: un elemento che, nella sua lettura della vicenda, potrebbe contribuire a fare maggiore chiarezza sui rapporti personali e sui retroscena dell’inchiesta.

di redazione AltovicentinOnline

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