“In Ucraina potevo leggere le labbra, in Italia ancora non ho imparato e quindi faccio fatica a parlare con la gente”: Natalina Kochneva è una rifugiata ucraina non udente e vive a Milano dal 2022. Quando ha dovuto lasciare il suo Paese, non solo ha perso la vita che aveva, ma anche parte dei suoi strumenti per comunicare: “Parlo tramite la lingua dei segni”, racconta alla Dire, tramite l’interprete Jola Turmetai, che traduce dalla Lingua dei segni (Lis) ucraina all’italiano. La Lis infatti differisce da paese a paese e, come ogni lingua, va studiata con pazienza. Kochneva conosce quella ucraina da quando è piccola, ma arrivando in Italia ha dovuto ricominciare d’accapo, sia per apprendere la Lis che a leggere le labbra, il tutto in italiano, un idioma lontano e sconosciuto.

L’AIUTO DEL ‘PROGETTO SIP’
“In Ucraina- continua- ero completamente indipendente. Arrivando in Italia, è cambiato tutto. Ho sentito un mondo di differenze, anche a livello di burocrazia: in Ucraina sapevo come far valere i miei diritti. In Italia no”. Ad esempio, non avere accesso all’assegno di invalidità “è stato un grosso ostacolo, anche per accedere a un contratto di lavoro”.
Natalina Kochneva torna però a sorridere quando inizia a raccontare come, in questi mesi, la sua vita abbia preso una nuova piega: “Da quando sono entrata nel Progetto Sip, ho potuto usufruire di tanti servizi utili: grazie alla consulente legale ho preparato i documenti per la richiesta di invalidità. Inoltre ho avuto accesso al sostegno psicologico – che mi ha aiutato a gestire la timidezza e l’ansia dell’ignoto – e poi anche alle consulenze lavorative: non solo mi hanno incoraggiata, ma soprattutto mi hanno spronata a non mollare e a riprendere in mano la responsabilità della mia vita”.
Il Sip – Percorsi di supporto all’Integrazione è realizzato dal programma Work is progress di Soleterre a da Avsi, grazie al Fondo Sociale Europeo Plus (Esf+) e punta proprio a sostenere uomini e donne ucraine tra Italia e Polonia che, nonostante gli anni ormai trascorsi fuori dal loro paese, ancora non sono riusciti a ritrovare stabilità e, quindi, a sentirsi pienamente parte della società.
“LA MIA PRIORITÀ, TORNARE A PARLARE CON LE PERSONE”
“Il Sip mi ha fatto sentire accolta- assicura Natalina Kochneva- e soprattutto ho smesso di darmi della sciocca per il fatto di aver provato tristezza e solitudine”. Ritrovate le energie, ha ricominciato a studiare la Lis italiana e e l’italiano per poter “leggere le labbra. Tornare a parlare con la gente è la mia priorità”, insieme allla possibilità di “trovare lavoro – già sto mandando dei curriculum – e, un giorno, poter affittare una casa da sola, ritrovando i miei spazi”.
Per il futuro, Kochneva sogna anche di avere soldi da parte sufficienti per “fare un bel viaggio, ma anche comprare una macchina. Inoltre voglio imparare la cucina italiana”.
“Il modello di questo progetto mette a disposizione una serie di figure professionali che abbattono quelle barriere che ostacolano l’integrazione delle persone ucraine” dice ancora alla Dire Stefano Sangalli, referente del Sip per Avsi, incontrato con Natalina nel Centro Avsi For Community, uno spazio multiservizi a Milano, a viale Monza, pensato per le persone straniere ma anche per gli italiani in condizioni di vulnerabilità. “Il valore aggiunto di realizzare questo intervento in un ospazio come questo- continua Sangalli- è fornire una risposta a 360 gradi ai bisogni delle persone, in un unico luogo, come il centro Avsi For Community. L’obiettivo è arrivare a una vera e propria ‘riattivazione’: parliamo di persone che hanno subito forti traumi e una migrazione forzata”, quindi, conclude, “diventa fondamentale aiutarle a riscoprire il proprio valore”.