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Dossi per tutti e soccorsi più lenti

Quando la politica non sa progettare la sicurezza, alza un ostacolo. Se poi passano ambulanza e autopompa, pazienza: rallentano anche loro. E guai a chiamarlo abuso.

In molte città, la moderazione del traffico non si progetta: si avvita al suolo. Un dosso qui, uno là, uno davanti alla scuola, uno davanti al bar, uno davanti al municipio (così l’amministratore lo prova in prima persona, in uscita dal parcheggio).

Peccato che il Regolamento non preveda la “gobba universale”. L’art. 179 del D.P.R. 495/1992 consente i dossi artificiali entro paletti precisi: contesti residenziali e assimilabili, limiti coerenti, presegnalazione e visibilità. E soprattutto: vietati sulle strade che costituiscono itinerari preferenziali dei mezzi di soccorso e pronto intervento. Traduzione: se lì passano ambulanza e vigili del fuoco, il dosso non è “soluzione”, è un intralcio con tanto di cornice normativa.

Il soccorso? Che impari a fare il salto in lungo

Croce Rossa, 118, vigili del fuoco: appelli, note, richiami tecnici. Risposta tipica: “Capito. Mettiamone un altro, così rallentano anche le lamentele”. Il paradosso è semplice: per “aumentare la sicurezza”, si rallenta chi arriva quando i minuti pesano. Un’ambulanza non trasporta passeggeri: trasporta dolore, fragilità, talvolta un arresto cardiaco. Ogni sobbalzo è rischio clinico; ogni secondo perso è tempo sottratto a cura e soccorso.

La scorciatoia che fa curriculum

Il dosso ha un pregio politico irresistibile: si vede, si fotografa, sembra azione. Non richiede riprogettare incroci, attraversamenti, marciapiedi, controlli, zone 30 credibili. Richiede solo calcestruzzo (o gomma) e una certa fiducia nell’oblio normativo. Un investimento minimo per un rendimento comunicativo massimo.

In tribunale la gobba non fa ridere

Il problema è che l’oblio non dura in aula. La Cassazione civile (ord. 31 marzo 2025, n. 8450) ribadisce che nei danni da anomalia stradale conta il nesso causale ex art. 2051 c.c., non la favola dell’“insidia”: se il dosso è non segnalato o non conforme e provoca un sinistro, l’ente custode deve provare il “caso fortuito”, non recitare buone intenzioni. Sul fronte penale, in casi gravi legati a dissuasori/dossi non conformi e mal segnalati, la giurisprudenza di legittimità ha riconosciuto profili di colpa: non è “arredo”, è rischio giuridico.

Sicurezza non è punizione collettiva

La sicurezza stradale non è un attrito distribuito a pioggia. È coerenza tra funzione della strada e velocità, è geometria, spazio pedonale, attraversamenti protetti, controllo, manutenzione. E soprattutto è gerarchia della rete: strade locali trattate da locali; assi di soccorso lasciati scorrere. Finché il dosso resta la scorciatoia preferita, avremo strade meno sicure e soccorsi più lenti. Con l’unica certezza: la gobba si inaugura in un giorno, la responsabilità dura anni.

mds

 

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