I nuovi punti del programma di Futuro Nazionale con Roberto Vannacci fanno discutere la politica. In particolare, ad innescare la reazione delle opposizioni, è il paragrafo riguardante «demografia, famiglia e identità». E, allora, addio alle unioni civili, l’aborto «non è un diritto» e stop, in tv, ai contenuti definiti «genderisti» e «omosessualisti». «Il matrimonio rimane l’unico istituto di coppia, perchè solo la procreazione ha rilievo pubblico», si legge nel programma dei «vannacciani». Insomma, «abrogazione delle unioni civili». Fnv difende «la vita dal concepimento alla morte naturale, rifiutiamo eutanasia e omicidio del consenziente, garantiamo le cure palliative e vietiamo di far morire di fame e di sete».
Mentre, sull’aborto, «come già stabilito dalla legge 194/1978 l’aborto non è un diritto». Il cambio di sesso, per i minori, invece, dovrebbe diventare «reato universale». L’obiettivo, rivendicato, è la riduzione del ricorso all’aborto tramite «più sostegno alla maternità difficile, alternative come l’adozione facile già dal giorno del parto, zero pressioni sociali verso l’interruzione di gravidanza». E poi no alla somministrazione della pillola abortiva Ru-486 «in regime ambulatoriale o domiciliare».
Fnv propone di istituire un ministero della Vita, della Famiglia naturale e dell’Identità e di fissare al 25 marzo una «Giornata nazionale della vita nascente», insieme a un Piano nazionale per la vita nascente e la prevenzione dell’aborto, quindi obbligo di una «Culla per la vita» in ogni ospedale dotato di un reparto maternità. Un’altra parte è dedicata alla Difesa, con il rifiuto dell’«aumento della spesa militare al 5 per cento del Pil imposto da Nato e Ue» e introduzione, nelle scuole superiori, dell’«educazione alla difesa e alla sicurezza nazionale».
La reazione di Italia Viva
Tra i primi a reagire c’è Italia Viva. «Più il generale Vannacci scopre le sue carte programmatiche e più è chiaro qual è l’Italia che ha in mente: quella degli anni ’50», spiega tranchant Raffaella Paita, capogruppo di Iv-Casa Riformista in Senato. «Ho messo in Parlamento la fiducia a nome del governo Renzi sulla legge sulle Unioni Civili. Non permetteremo a Vannacci di riportarci nel passato», dice Maria Elena Boschi, capogruppo renziana alla Camera.
Dal Pd è duro l’europarlamentare Alessandro Zan, responsabile Diritti nella segreteria del partito. «Dopo il ‹femminicidio che non esiste›, oggi Vannacci nel suo programma quasi nazista che cancella i diritti delle minoranze, dice che vuole abolire le unioni civili. E non basta: fra i vari deliri medievali vuole negare il diritto all’aborto e censurare in tv le persone Lgbt. Mi rivolgo a Giorgia Meloni: fino a quando è disposta a rincorrere Vannacci?», attacca Zan.
Mentre Riccardo Magi, segretario di ‹Piu Europa›, si ricollega al dibattito, nel centrosinistra, sulla cultura «woke». «Dicono di essere contro i fondamentalisti ma ne copiano i programmi politici. No, quello dell’ex generale non è il futuro nazionale, è la vergogna del nostro passato. E poi dicono che il problema in Italia sia la ‹deriva woke›», è la «stoccata» di Magi.
La rivendicazione di Sasso
A rivendicare, invece, i contenuti del programma di Fnv è il deputato vannacciano Rossano Sasso. «Futuro Nazionale inserisce nel suo programma ciò che la destra sbiadita pensa ma non ha mai avuto il coraggio di dire», sottolinea il parlamentare ex leghista.