di Nicola Perrone
Prima di tutto una cifra che da sola fa subito capire il dramma della rappresentanza politica italiana. Ogni giorno arriva un sondaggio che certifica che il primo partito in Italia è quello degli astenuti, di chi proprio non pensa sia utile o necessario andare a votare. Fatto 100 il numero degli elettori, se 50 non vanno a votare significa che siamo condannati a farci governare da una maggioranza di governo che ha una rappresentanza minima nel paese. Anche nel caso che un campo o l’altro superi la magica soglia del 43-45 per cento, alla fine significa governare con una percentuale che non arriva al 25 per cento di consensi reali. Pochino, non vi pare? Eppure di tutto si discute meno che di questo.
Venendo invece alla preoccupazioni reali degli schieramenti in campo nel centrodestra c’è l’allarme generale, un generale vero, seppur in pensione, che ha nome e cognome: Roberto Vannacci. Messo nel giro politico dal leader della Lega, Matteo Salvini, che lo candidò al Parlamento europeo e promuovendolo pure vicesegretario nazionale del suo partito contando sulla successiva ‘digestione’ interna e alla fine espulsione eventuale del boccone, alla fine il generale lo ha messo nel sacco. Fatti suoi i 500mila voti presi ha fondato un suo partito personale che sta svuotando la Lega e che rischia di acchiappare pure voti a Fratelli d’Italia, magari di quella fetta estremista che si sente ‘tradita’ dalle scelte di governo.
Fa sorridere il balletto dichiarativo di chi si interroga sulla possibilità di inglobare il generale nella coalizione di centrodestra. I sondaggi, infatti, già certificano la tendenza, quella che conta. E mettono nero su bianco che il generale dentro alla coalizione della leader Meloni non solo creerebbe problemi di programma politico ma rischierebbe non solo di far sparire in toto la Lega ma di mettere in seconda linea pure Forza Italia e il centro moderato. Impossibile per la leader Meloni scavalcare più a destra Vannacci, senza finire nel burrone. Va da sé che al generale Vannacci di stare in un governo dove servono senso di responsabilità e spirito di sacrificio non conviene. Meglio acchiappare come ‘underdog’ di turno un bel 10 per cento di consensi che alla fine potranno essere il volano per portarlo direttamente a Palazzo Chigi. Quale generale non pensa di essere un premier in attesa? Difficile, sul versante del confronto e della battaglia elettorale, contrastare la novella generalizia. Sia da una parte che dall’altra, anche il centrosinistra attaccando a testa bassa con l’armamentario di sinistra il generale magari potrebbe favorire l’altro campo. Facile prevedere, infatti, che gran parte della battaglia elettorale a destra sarà giocata sul voto utile: estremizzo, non votate Vannacci perché fa vincere i comunisti. Come si fa a battere il populismo che nutre il partito del generale Vannacci? Vannacci fa spesso riferimento al suo passato militare, rafforzando così l’idea di autorevolezza, di disciplina ecc. Ma quali sono i suoi successi in quel campo? Poi parla sempre di élite che fregano il popolo comune che lui rappresenta. Ma un generale non appartiene al basso volgo, che in battaglia viene usato spesso dai generali come carne da macello.