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In montagna l’elicottero non è un taxi. Quando si pagano i soccorsi?

Che si sia perso il sentiero, o la stanchezza prende il sopravvento, ovvero la passeggiata sia più dura del previsto, prima di prendere il telefono e chiamare i soccorsi, forse conviene pensarci due volte. Dal 2026, infatti, le regole sono cambiate e, in determinati casi, l’intervento può finire direttamente sul conto di chi lo ha provocato.

Il soccorso non è un taxi
Si parte da un punto fondamentale: non è diventato a pagamento il soccorso in montagna tout court. Se c’è un’emergenza vera, un incidente, un malore improvviso o un pericolo concreto, il 112 va chiamato senza esitazioni. Il pagamento non è automatico e la valutazione viene fatta dopo l’intervento. Il problema riguarda piuttosto chi utilizza la macchina dei soccorsi con troppa leggerezza.

Quando può arrivare il conto
La nuova disciplina prevede un corrispettivo per gli interventi di ricerca, soccorso e salvataggio della Guardia di Finanza quando la situazione sia stata provocata con dolo o colpa grave, oppure quando la richiesta sia immotivata o ingiustificata. Tradotto: il soccorso non è un servizio navetta per escursionisti pentiti. Chiamare per scherzo, simulare un’emergenza, chiedere di essere recuperati quando non esiste una reale necessità oppure ignorare deliberatamente divieti e segnalazioni sono comportamenti che possono far scattare l’addebito.

Quattromila euro l’ora
E qui arriva la parte che dovrebbe far drizzare le antenne. Infatti, le tariffe previste per gli interventi della Guardia di Finanza possono essere tutt’altro che simboliche: un elicottero può arrivare a costare 4mila euro l’ora, mentre per un aereo turboelica si può arrivare a 5mila euro. A questi si aggiungono i costi legati all’impiego del personale, dei mezzi terrestri e dei droni. Insomma, l’elicottero che arriva rombando sopra la testa non è soltanto spettacolare da vedere. Se chiamato senza motivo, potrebbe diventare uno spettacolo parecchio costoso.

Non abbiate paura di chiamare
C’è però un equivoco da evitare: questa norma non deve trasformarsi nella paura di chiedere aiuto. Una persona che cade, si ferisce, ha un malore o si trova realmente in una situazione di pericolo deve chiamare i soccorsi. Prima viene la sicurezza delle persone e solo dopo si ricostruiscono le circostanze dell’intervento, valutando se esistano i presupposti per un eventuale addebito.

In Italia non vale la stessa regola ovunque
Un altro dettaglio da non sottovalutare riguarda le differenze territoriali. Le Regioni possono prevedere regole e tariffe differenti per determinate tipologie di intervento. In alcune, per esempio, sono previste forme di compartecipazione alla spesa in determinate circostanze, con importi che possono aumentare quando viene accertata una condotta imprudente. Insomma, prima di partire è bene sapere anche questo: non esiste un unico ‘prezzo del soccorso’ valido indistintamente in tutta Italia.

L’errore non è una colpa grave
E soprattutto, niente allarmismi. Perdersi, sbagliare strada, trovarsi improvvisamente davanti a un cambiamento del tempo o avere un malore non significa automaticamente dover pagare l’intervento. La montagna è imprevedibile e anche l’escursionista più preparato può trovarsi in difficoltà: la differenza sta nella condotta. Perché tra “mi sono fatto male e ho bisogno di aiuto” e “questa passeggiata è più faticosa di quanto pensassi, venitemi a prendere” passa una bella differenza. Nel primo caso, il telefono va preso e il 112 va chiamato. Nel secondo, forse sarebbe stato meglio controllare prima percorso, meteo, preparazione e orario di rientro. E se si decide comunque di trasformare i soccorsi in un servizio di recupero personale, almeno una cosa è bene saperla: il viaggio di ritorno potrebbe non essere gratis.

La regola, alla fine, è piuttosto semplice: chiedere aiuto quando serve può salvare una vita. Chiamare i soccorsi per leggerezza può costare caro. perché l’elicottero non è un taxi, i soccorritori non sono un servizio di assistenza turistica e la montagna, per quanto possa sembrare una palestra a cielo aperto, non perdona sempre l’improvvisazione. La montagna resta libera. Il buon senso, invece, è sempre obbligatorio.

di Redazione AltovicentinOnline

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