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L’acqua che non verrà: -50% di neve entro il 2070

a cura di Mattia Cecchini

Il cambiamento climatico priverà tante stazioni sciistiche di neve. Ma l’assenza di neve significherà anche meno acqua a valle, e tanta. Da qui al 2070 la risorsa idrica nivale potrebbe diminuire in tutto il territorio nazionale con punte di circa il -50% e oltre a quote inferiori ai 2.000 metri. Non è poco considerando che le zone tra 1.500 e i 2.000 metri forniscono la maggior parte della fusione nivale durante la primavera, quando inizia la stagione irrigua, cioè quanto i campi hanno ‘sete’.

L'immagine attuale non ha un testo alternativo. Il nome del file è: 202609300197230390401-scaled.jpgLe diminuzioni più marcate si avranno nelle aree appenniniche, a causa della maggiore vulnerabilità e delle quote più basse rispetto alle Alpi. Sono alcuni dei primi risultati, presentati oggi al Festival dell’Acqua di Utilitalia, di “It-Water-Calcolo ad alte prestazioni degli scenari futuri di siccità e risorse idriche in Italia”, progetto coordinato da Fondazione Cima con ItaliaMeteo e Fadeout Software, finanziato nell’ambito del Pnrr all’interno dello Spoke 4 del National Centre for Hpc, Big Data and Quantum Computing. In Valle d’Aosta, per esempio, gli scenari al 2070 mostrano un dimezzamento della risorsa idrica glaciale anche nello scenario che rispetta l’Accordo di Parigi. I risultati sono simili, o più marcati, in tutte le altre regioni glacializzate del Nord. E’ un avviso per impostare azioni di mitigazione e adattamento, dato che già le estati più recenti (2022, 2026) hanno mostrato fusioni glaciali anche tre o quattro volte quelle di un anno medio, spiegano gli autori dello studio. La scarsità d’acqua già vista soprattutto al Nord nel 2022, 2023 e quest’anno con i relativi effetti (risalita del cuneo salino, poca acqua per irrigare, restrizioni di uso per la popolazione e “tensioni emergenti” su come ‘dividere’ la risorsa tra uso umano, agricolo e industriale), rischia dunque d’essere più frequente e marcata “con la progressiva riduzione delle riserve glaciali e nivali”.

Ghiacci e neve “rappresentano il patrimonio non rinnovabile di acqua di cui disponiamo”, è l’ammonimento che arriva dal Festival dell’acqua alla luce del progetto di studio che ha messo insieme scenari climatici ad alta risoluzione, modelli fisici del ciclo dell’acqua e capacità di calcolo ad alte prestazioni, per costruire una rappresentazione coerente dell’evoluzione futura delle risorse idriche sul territorio nazionale. E avere così informazioni su ciò che accade concretamente all’acqua una volta che raggiunge il territorio. Ma anche per ‘guardare’ come cambieranno temperatura e precipitazioni, e quanta acqua verrà immagazzinata sotto forma di neve, come varierà la sua fusione, quale evoluzione potranno avere gli apparati glaciali, come cambieranno evapotraspirazione e umidità dei suoli e quanta acqua ci si potrà aspettare nei principali corsi d’acqua italiani. Le informazioni potranno essere lette a diverse scale, fino alle regioni e ai principali bacini idrografici, rendendo possibile rispondere a domande sul futuro della disponibilità e delle risorse idriche.

“It-Water” fornirà anche mappe di evapotraspirazione (quanta acqua torna in atmosfera perché usata dalla vegetazione e dall’evaporazione), di umidità dei suoli e di portata alle principali sezioni di chiusura di tutti i fiumi Italiani. Complessivamente: uno spaccato completo del ciclo dell’acqua su tutto il territorio nazionale, a risoluzione di 200-500 metri. Nel corso del progetto sono stati coinvolti oltre 30 rappresentanti di Istituzioni, enti di ricerca, gestori e operatori pubblici e privati, facendo emergere tre necessità ricorrenti: dati e monitoraggio più solidi, strumenti efficaci di supporto alle decisioni e approcci maggiormente integrati alla gestione dell’acqua.

“La sfida non è soltanto sapere come cambierà il clima, ma capire che cosa quel cambiamento significherà per l’acqua che avremo realmente a disposizione”, sottolinea Luca Ferraris, presidente di Fondazione Cima. “Con ‘It-Water’ portiamo gli scenari climatici futuri dentro il ciclo dell’acqua provando ad unire i puntini e permettere a chi la gestisce di pianificare, adattarsi e prendere decisioni”. Il lavoro ha richiesto anche una significativa capacità computazionale: le simulazioni dei modelli nivologici e idrologici sono state trasferite su infrastrutture High Performance Computing, consentendo di ricostruire in maniera continua e coerente le diverse componenti del ciclo idrologico italiano e di esplorarne l’evoluzione futura. Tra gli output del progetto è prevista la pubblicazione di un dataset sulle risorse idriche italiane riferito al periodo 1980-2070, insieme a un portfolio di indicatori di impatto costruito con gli stakeholder. l”uscita’ del del dataset è programmata per l’inizio del 2027.

Per chi gestisce l’acqua, spiega Francesco Avanzi, project manager “It-Water”, occorre sapere dove e quando avvengono i cambiamenti, e che cosa succede contemporaneamente alle diverse componenti del ciclo idrologico: il valore di “It-Water” sta “proprio nel costruire un quadro coerente che possa essere interrogato alla scala alla quale si prendono le decisioni”. In un contesto in cui gli effetti dei cambiamenti climatici “impattano in maniera sempre più importante sulla disponibilità della risorsa- spiega il direttore generale di Utilitalia, Annamaria Barrile- per i gestori del servizio idrico è fondamentale contare su una base di dati ampia, approfondita e affidabile. In quest’ottica, le previsioni a lungo termine costituiscono un elemento centrale per la pianificazione degli interventi e quindi per gli investimenti”.

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