La guerra in corso in Medio Oriente non sta producendo effetti soltanto sui mercati energetici e sui prezzi dei carburanti, ma inizia a colpire anche un altro pilastro dell’economia moderna: le infrastrutture digitali. Questo il giudizio dell’associazione Codici, che sottolinea che gli attacchi registrati nei giorni scorsi contro data center di Amazon Web Services (AWS) nella regione del Golfo rappresentano un segnale estremamente preoccupante di evoluzione del conflitto verso forme di guerra ibrida con impatti diretti sui consumatori.
Secondo le prime ricostruzioni diffuse da fonti giornalistiche internazionali, nella notte tra il 23 e il 24 marzo alcune infrastrutture cloud in Bahrein sarebbero state colpite da attacchi con droni, provocando disservizi diffusi in diversi Paesi del Medio Oriente, con effetti a catena su piattaforme digitali, servizi bancari e applicazioni di largo utilizzo.
Pur trattandosi di informazioni ancora in fase di consolidamento, il quadro che emerge appare chiaro: il cloud non è più un’infrastruttura immateriale, ma un sistema fisico composto da data center, reti e centrali energetiche, e come tale vulnerabile ad attacchi diretti.
L’impatto di tali eventi non è limitato al piano tecnologico, ma coinvolge direttamente i diritti e gli interessi economici dei consumatori. I disservizi registrati nelle infrastrutture cloud possono infatti determinare:
- interruzioni nei sistemi di pagamento elettronico;
- difficoltà di accesso ai servizi bancari online;
- blocchi o rallentamenti nelle piattaforme di e-commerce;
- malfunzionamenti di applicazioni utilizzate quotidianamente dai cittadini.
In un sistema economico sempre più digitalizzato, il blocco anche temporaneo di tali servizi può tradursi in pregiudizi economici diretti per gli utenti, oltre che in una perdita di fiducia nell’affidabilità delle infrastrutture digitali.
Dopo l’aumento dei carburanti e le conseguenze sull’inflazione e sul costo della vita, emerge ora una nuova dimensione del conflitto: quella che colpisce il cuore digitale dell’economia. Se nella fase iniziale la guerra ha inciso sui prezzi dell’energia, con carburanti oltre i 2 euro al litro e un’inflazione prevista fino all’1,5% nel mese di marzo, oggi il rischio è quello di un’estensione degli effetti anche ai servizi digitali e alle infrastrutture su cui si reggono sistema finanziario, logistica digitale, commercio elettronico, servizi pubblici e privati online.
Gli attacchi alle infrastrutture cloud potrebbero generare, nel medio periodo, ulteriori effetti economici indiretti:
- aumento dei costi operativi per le imprese digitali;
- necessità di investimenti straordinari in sicurezza e ridondanza delle infrastrutture;
- possibile trasferimento di tali costi sui prezzi finali di beni e servizi.
In questo scenario, la guerra ibrida rischia di produrre una nuova forma di inflazione indiretta, legata non solo ai costi energetici ma anche alla sicurezza e alla resilienza delle infrastrutture digitali. Le infrastrutture cloud rientrano ormai tra i servizi essenziali ai sensi della normativa europea sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi (Direttiva NIS2 – UE 2022/2555), che impone obblighi specifici di sicurezza e continuità operativa agli operatori.
Alla luce di tali sviluppi appare necessario:
- rafforzare i sistemi di protezione delle infrastrutture digitali;
- garantire la continuità dei servizi essenziali;
- prevedere strumenti di tutela e risarcimento per i consumatori in caso di disservizi.
L’attacco alle infrastrutture AWS nel Golfo rappresenta un passaggio significativo: la guerra contemporanea non colpisce più soltanto territori e risorse energetiche, ma anche le infrastrutture digitali su cui si fonda l’economia globale. In questo contesto, i consumatori si trovano esposti a nuovi rischi, non solo in termini di aumento dei prezzi, ma anche di accesso e affidabilità dei servizi essenziali. Per questo motivo è necessario mantenere alta l’attenzione su tutte le possibili ricadute economiche e sociali del conflitto, monitorando non solo i prezzi dei carburanti e l’inflazione, ma anche la sicurezza e la stabilità delle infrastrutture digitali.