In Veneto nei primi sette mesi del 2026 il saldo del lavoro dipendente privato è positivo per 79.600 posti. A spingere è soprattutto il terziario, con il turismo in crescita del 3%. Ma dietro il dato complessivo emergono segnali di frenata nelle costruzioni e nel manifatturiero.
Il mercato del lavoro veneto continua a crescere, ma non tutto il Veneto corre alla stessa velocità. È questa la fotografia che emerge dall’ultimo aggiornamento de ‘La Bussola’ di Veneto Lavoro, relativo ai primi sette mesi del 2026. Il saldo del lavoro dipendente privato registra 79.600 posti di lavoro in più, un risultato leggermente superiore a quello dello stesso periodo del 2025. Un numero che, letto da solo, racconta una storia di crescita. Guardando dentro quel numero, però, la situazione appare più articolata. A trainare l’occupazione è soprattutto il terziario, che nell’arco dell’anno registra 61.100 posti di lavoro in più. E dentro i servizi il turismo continua a giocare un ruolo centrale: il comparto cresce del 3%, con un’ulteriore accelerazione nell’ultimo mese.
È il dato su cui punta il vicepresidente e assessore regionale a turismo e lavoro, Lucas Pavanetto, secondo cui il turismo “si conferma essere strategico per l’economia della regione”. La Regione rivendica così la volontà di continuare a investire nel settore, con particolare attenzione a qualità, sostenibilità e destagionalizzazione.

Oltre al turismo, cresce del 7% la domanda di lavoro nei servizi di pulizia. Ancora più marcato il dato relativo a editoria e cultura, che segna un +98%. Un incremento apparentemente clamoroso, ma che va letto con cautela: secondo Veneto Lavoro è legato soprattutto alle attivazioni di contratti di brevissima durata connessi alle produzioni cinematografiche. È un dettaglio tutt’altro che secondario. Il +98%, infatti, non equivale automaticamente a un raddoppio strutturale dell’occupazione nel settore culturale. Una parte significativa dell’aumento deriva dalla natura temporanea dei contratti e dalla particolare dinamica delle produzioni cinematografiche.
L’altra faccia del mercato: industria e costruzioni frenano
Mentre il terziario sostiene il bilancio, dall’industria arrivano segnali meno rassicuranti. Il rapporto registra un rallentamento della crescita occupazionale, collegato a un contesto economico ancora incerto che condiziona le decisioni delle imprese e le dinamiche produttive. La frenata riguarda in particolare il mondo delle costruzioni, indicato tra i principali fattori che contribuiscono alla minore crescita occupazionale. Anche all’interno del Made in Italy il quadro non è uniforme. Il sistema moda presenta saldi negativi, mentre mostrano un lieve miglioramento legno-mobilio, occhialeria e industrie alimentari. Il risultato è dunque un mercato del lavoro a due velocità: da una parte servizi e turismo continuano ad assorbire occupazione, dall’altra alcuni dei comparti più legati alla produzione industriale mostrano una maggiore vulnerabilità.
Luglio conferma la frenata
Il dato complessivo resta positivo, ma anche il mese di luglio introduce una nota di cautela. Il bilancio occupazionale è infatti inferiore a quello registrato nello stesso mese dell’anno precedente. Non significa che il mercato del lavoro veneto sia entrato in territorio negativo. Significa piuttosto che la crescita sta perdendo parte della spinta con cui aveva iniziato l’anno. Per ora il turismo sembra rappresentare uno degli argini più solidi. Ma il dato complessivo dei 79.600 nuovi posti nasconde una trasformazione più profonda dell’economia veneta: il baricentro dell’occupazione si sposta sempre più verso il terziario, mentre il manifatturiero mostra segnali che meritano di essere monitorati nei prossimi mesi.
di Red@azione AltovicentOnline
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