Intervistata da Claudio Cerasa sul Foglio, la premier Giorgia Meloni spiega perché non è disposta ad allearsi con chi vota contro la difesa dell’Ucraina. “Giorgia Meloni non è certamente disposta a fare il contrario di quello che ha fatto finora, o di quello in cui crede, per calcolo politico o elettorale. Io sono una persona seria– prosegue la premier- e non sono buona per tutte le stagioni. Chi cerca un premier che cambia idea in base al sostegno di questo o di quel partito, sempre e solo per tornaconto personale, deve rivolgersi altrove. E credo anche di sapere dove, perché ci siamo già passati
“PAESE PIÙ AFFIDABILE E ATTRATTIVO GRAZIE A STABILITÀ GOVERNO”
“L’Italia è oggi più affidabile e attrattiva perché è finalmente una nazione stabile e credibile. E questo è stato possibile anche grazie a una strategia portata avanti negli anni da una maggioranza politica compatta. E se domani gli italiani decideranno di accordare la loro fiducia a qualcun altro, mi auguro che sia qualcuno che non dilapiderà questa preziosa eredità. Perché noi tifiamo per l’Italia, sempre e comunque”. Lo dice la premier Giorgia Meloni in un’intervista al Foglio.
Qual è stata in questi anni la critica che ha ferito di più Giorgia Meloni? E quale critica, ripensandoci oggi, conteneva almeno una parte di verità? “Ho scelto di fare politica a destra, alle critiche sono più che abituata. Ma non le ignoro, perché possono spingerti a migliorare. Certo, in questi anni sono stata accusata di tutto, anche di avere le mani sporche di sangue e di essere responsabile della morte di una bambina non vaccinata. Credo siano accuse che qualificano soprattutto chi le formula. E, in ogni caso, ho le spalle larghe. Mi ha fatto male, invece, vedere le persone che mi vogliono bene attaccate o insultate solo per colpire me. Se c’è una critica che mi ha fatto riflettere è quando mi è stato detto: ‘Vedi, ora che sei a Palazzo Chigi ti rendi conto di quanto sia difficile governare la Nazione’. E’ verissimo perché, come ho detto, ci sono stati giorni in cui mi è parso di nuotare nella colla. Ci sono migliaia di ostacoli che da fuori non vedi, che fanno sembrare ogni cosa molto più facile ci quanto lo sia in realtà”.
ANTISEMITISMO, “PEZZO ELETTORATO CENTROSINISTRA LO RITIENE ACCETTABILE”
“Contrastare ogni forma di antisemitismo dovrebbe essere un obiettivo condiviso da tutte le forze culturali, sociali e politiche della Nazione. Quello che sta accadendo in questi giorni attorno al ddl antisemitismo è la riproposizione di un dibattito che si è già consumato nella precedente legislatura in occasione dell’istituzione della cosiddetta ‘Commissione Segre’. In quella occasione, Fratelli d’Italia aveva proposto che venisse adottata la definizione dell’IHRA, includendo quindi non solo le forme di antisemitismo di stampo nazifascista, ma anche quelle legate all’integralismo islamista e che professano l’annientamento dello Stato di Israele. La maggioranza dell’epoca scelse di rifiutare questa proposta, che oggi si ripropone e che sta spaccando la sinistra. Perché la verità è che un pezzo importante del loro elettorato ha difficoltà a condannare senza ambiguità tutte le forme di antisemitismo, reputando che ci possa essere una forma di antisemitismo moralmente accettabile. Come ha testimoniato anche la presenza di chi inneggia ad Hamas all’ultima manifestazione organizzata davanti Montecitorio”.
“Da anni, in Europa sono cresciuti quei movimenti politici che pongono in primo piano la difesa dell’identità, il contrasto all’immigrazione illegale di massa, il pericolo dell’islamizzazione dell’Europa. Nei confronti di questi movimenti, molto spesso la reazione dell’establishment è stata quella di provare a creare dei ‘cordoni sanitari’, non invece di affrontare nel merito le questioni. Come si vede, è una strategia che non funziona. Funziona, invece, ascoltare quelle istanze e rispondere. E’ quello che sta facendo il centrodestra in Italia, con soluzioni serie e non demagogiche: in tema di lotta all’immigrazione clandestina, di difesa dei confini, di tutela delle fasce più fragili, di attenzione alle periferie, di centralità del lavoro. Da noi il contesto politico è radicalmente diverso da quello che vediamo in Germania e in altre Nazioni”. Così la premier Giorgia Meloni in un’intervista al Foglio.
“I risultati in campo occupazionale sono senz’altro straordinari. Abbiamo più di un milione di nuovi posti lavoro con una tendenza molto importante: diminuisce il precariato e aumenta il lavoro stabile. Tant’è vero che i contratti dipendenti a tempo indeterminato sono aumentati addirittura di 1,3 milioni da quando si è insediato questo Governo. Considero questo dato quello che più di ogni altro racconta come l’Italia sia oggi in una condizione migliore rispetto a quella nella quale si trovava quattro anni fa“. Così la premier Giorgia Meloni in un intervista al Foglio.
“Solo chi non ha mai conosciuto il dramma della mancanza di lavoro e di reddito può non capire cosa significhi per una famiglia avere uno stipendio in più su cui contare. Per quanto riguarda i problemi che lei ha elencato si tratta, purtroppo, di debolezze strutturali che la nostra Nazione si trascina da molti anni e per le quali non esistono soluzioni facili. Ma è fondamentale intraprendere la strada giusta per risolverle nel tempo. L’indice della pressione fiscale in questi anni non si è ridotto ma si sono ridotte le tasse che pagano imprese, lavoratori e famiglie, ed è questa la cosa che conta. Un lavoratore dipendente con un reddito di 26 mila euro l’anno, grazie ai nostri provvedimenti, ha un beneficio annuo che va da un minimo di 1.200 euro a un massimo di 2.400 euro annui e per una madre lavoratrice questi importi sono ben più alti. Mentre i lavoratori autonomi hanno usufruito della estensione della flat tax. Con le scarse risorse a disposizione in questi anni era oggettivamente difficile fare di più”.
E la crescita? “A proposito di crescita economica, seppur in un contesto molto difficile e incerto, l’economia italiana regge bene e i dati dei primi sei mesi dell’anno potrebbero portare ad una crescita 2026 dell’1%, in linea se non superiore a quella dell’area euro. E’ vero poi che l’economia italiana fatica ormai da molti anni a crescere in modo sostenuto e costante. Alcune concause le ha citate lei, dal costo dell’energia che frena la competitività delle imprese italiane, capaci comunque di registrare export da record, alla bassa produttività. Quest’ultimo aspetto, ad esempio, è in parte connaturato al nostro sistema produttivo – fatto in prevalenza di micro e piccole imprese – in parte a investimenti in innovazione, ricerca e in capitale umano insufficienti. Stiamo lavorando in questa direzione, ma è un lavoro i cui effetti si potranno vedere solo nel medio periodo”.
“Lo stesso vale per il costo dell’energia. La forte dipendenza dall’estero è un fattore strutturale sul quale siamo intervenuti e stiamo intervenendo su più fronti: dalla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, anche attraverso l’accelerazione sulle rinnovabili, alla riapertura al nucleare, in particolare il nucleare di nuova generazione, che riteniamo possa essere la vera soluzione per la nostra sicurezza energetica, fino agli ultimi provvedimenti per consentire di accelerare le concessioni per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi, stiamo facendo tutto quello che è in nostro potere per rendere la Nazione più autonoma e abbassare i costi. Detto ciò, mi pesa molto non aver potuto fare di più per famiglie e imprese proprio rispetto al caro energia, pur avendo dedicato, soprattutto a inizio legislatura, buona parte delle risorse a disposizione per affrontare il problema. Continueremo a farlo anche in questa fase”.
“IN CAMPO OCCUPAZIONALE RISULTATI STRAORDINARI”