A Conegliano Veneto, nel Trevigiano, un cartello scritto a mano su una lavagna all’ingresso della pizzeria “Al Saporoso” ha acceso il dibattito sul decoro a tavola: “No uomini in canottiera”. Lo scritto, apparso in questi giorni di caldo opprimente, è diventato virale sui social, tra approvazioni entusiaste e qualche perplessità.
Secondo quanto riportato da Il Corriere , il titolare, Stefano Durante, avrebbe deciso di introdurre il divieto dopo un episodio serale: due giovani si sarebbero presentati al ristorante in canottiera e sarebbero stati fatti accomodare in una saletta interna, lontano dalla sala principale, frequentata in quel momento soprattutto da signore. Il ristoratore avrebbe spiegato di essersi sentito a disagio per l’abbigliamento ritenuto non adeguato alla situazione e di essere intervenuto con garbo, proponendo semplicemente un cambio di tavolo.
Il confronto con i clienti, stando al racconto, si sarebbe svolto senza tensioni: chiarita la posizione del locale, i due avrebbero accettato il trasferimento senza proteste e la serata si sarebbe conclusa in serenità, persino con un digestivo condiviso a fine cena. Proprio una loro osservazione, l’assenza di un’indicazione esplicita all’ingresso, avrebbe spinto il titolare a prendere la lavagna dal magazzino e a formalizzare la regola, per evitare fraintendimenti futuri.
Non si tratterebbe del primo episodio di abbigliamento giudicato poco consono. Il gestore, nell’intervista al Il Corriere ricorda di aver notato a pranzo, in passato, clienti al lavoro nei cantieri della zona presentarsi in tenuta da cantiere o molto informale; casi ai quali, tuttavia, non avrebbe dato troppo peso. La cena, sostiene, richiederebbe un’attenzione diversa: non gli sembrerebbe appropriato consumarla in canottiera in una sala condivisa con altri ospiti, né che il personale di sala debba servire in quel contesto.
La reazione degli altri avventori, racconta il ristoratore, sarebbe stata in larga parte favorevole: diversi clienti avrebbero espresso apprezzamento per la gestione ferma ma cortese della situazione, qualcuno lo avrebbe persino incoraggiato con un “sei un grande” al momento dello spostamento dei due ragazzi. Da allora, il telefono del locale squillerebbe di continuo e i messaggi di sostegno si sarebbero moltiplicati, alimentando la circolazione del cartello sui social.
Sul rischio di perdere clientela, il titolare appare sereno: a suo giudizio, un abbigliamento adeguato al contesto dovrebbe essere la norma, non l’eccezione. Il senso dell’iniziativa, insiste, sarebbe semplice e tutt’altro che punitivo: richiamare a rispetto e decoro in ogni circostanza, soprattutto in un ambiente di convivialità condivisa.
Il cartello resta alla porta, dunque, come piccola ma chiara regola di casa. E nel dibattito che corre online, tra chi parla di buona educazione e chi teme derive escludenti, la pizzeria di Conegliano è diventata , suo malgrado, un caso-simbolo di un tema ricorrente: dove tracciare il confine tra libertà personale e codici di comportamento nei luoghi pubblici.
E voi cosa ne pensate?