C’è un’altra lettura, meno rassicurante e forse più realistica, della lettera anonima sulle nomine dei Direttori Generali delle ULSS venete.
Non un grido d’allarme sul metodo.
Ma una mossa tattica in una partita già iniziata.
Quando un sistema funziona davvero, le nomine si discutono sui curricula. Quando invece circolano lettere anonime piene di nomi, scenari e mappe di potere, significa che qualcuno sta cercando di influenzare il risultato prima ancora che venga deciso.
La lettera non informa l’opinione pubblica. Parla a chi conta.
È una pressione preventiva.
Anticipare i nomi significa delegittimare chiunque venga scelto. Se uno dei candidati evocati verrà nominato, il sospetto sarà automatico: “era già tutto deciso”. Se non verrà nominato, si potrà dire che la lettera ha bloccato l’operazione. È una trappola perfetta.
In questa chiave, il mittente non è un padre nobile preoccupato per le istituzioni. È un ex protagonista che teme di perdere centralità nella fase di transizione post-Doge.
Il sistema costruito da Luca Zaia ha funzionato grazie a una filiera compatta. L’Alfiere della sanità, Manuela Lanzarin, ha rappresentato l’esecutrice fedele di quell’architettura. Premiato oltre i meriti? Forse. Ma funzionale al sistema.
Oggi però la scacchiera si muove.
Il “Re”, Alberto Stefani, guarda al futuro della leadership regionale. E in ogni fase di successione, le correnti interne si riorganizzano.
Se la lettera è parte di questa dinamica, la sanità è solo il campo di battaglia. La vera partita è il controllo del dopo-Zaia.
Il rischio qui non è la mancanza di trasparenza.
Il rischio è la frammentazione del potere.
Un sistema sanitario può sopportare il cambio di direttori generali. Non può sopportare una guerra permanente tra fazioni che rallenta decisioni, paralizza investimenti e alimenta sospetti continui.
La sanità veneta oggi regge: indicatori solidi, organizzazione efficiente, reputazione nazionale ancora alta. Ma la sua forza è sempre stata la stabilità politica.
Se le nomine diventano terreno di scontro preventivo, quella stabilità si incrina.
La differenza è decisiva.
Nel primo scenario c’è un problema di metodo.
Nel secondo c’è una guerra di potere.
E spesso, nelle stagioni di successione, la guerra inizia proprio con una lettera anonima.
mauro di saltanizzo