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Youssef Siher torna libero, la gip smonta le accuse: “Nessuna istigazione alla violenza”

Milano, la giudice non convalida il fermo del ricercatore trentenne e respinge la richiesta di custodia cautelare. Per l’accusa, i suoi messaggi avrebbero alimentato la mobilitazione dopo i disordini in città. Ma nell’ordinanza non emergono elementi sufficienti per contestare i reati ipotizzati.

Youssef Siher torna in libertà. La gip del Tribunale di Milano, Tiziana Landoni, ha respinto la richiesta di convalida del fermo e quella di custodia cautelare in carcere per il ricercatore trentenne, arrestato nell’ambito dell’inchiesta sui canali social del ‘Movimento 17 ottobre’. La Procura gli contestava l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e la violenza organizzata durante le manifestazioni pubbliche. Accuse che, secondo la giudice, non trovano al momento riscontri sufficienti negli elementi raccolti dagli investigatori. Al centro del procedimento ci sono i contenuti pubblicati su Telegram e Instagram dopo i disordini del 17 e 18 ottobre a Milano. Nell’ordinanza, la gip sottolinea che i messaggi attribuiti a Siher esprimono una critica aspra alle politiche del governo e ai media, ma non contengono riferimenti concreti ad azioni violente tali da configurare un’istigazione a commettere reati.

Il nodo del documento sulla rivoluzione. Tra gli elementi esaminati figura un documento intitolato «Rivoluzione, istruzioni per l’uso», condiviso nella chat il 22 ottobre. Secondo la ricostruzione della giudice, le pagine effettivamente pubblicate non contenevano istruzioni per utilizzare strumenti offensivi contro le forze dell’ordine o per reagire violentemente ai lacrimogeni. Indicazioni di questo tipo sarebbero state presenti in una versione più ampia del file rinvenuta sul computer, ma non risultano condivise nel gruppo. La gip evidenzia inoltre che Siher non avrebbe sostenuto i messaggi di altri utenti che evocavano possibili azioni violente. I contenuti a lui attribuiti sarebbero invece riconducibili alla promozione di manifestazioni e iniziative di disobbedienza civile. Esclusa, allo stato, anche l’aggravante del terrorismo, così come la configurabilità del nuovo reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. La giudice non ha ravvisato neppure un concreto pericolo di fuga: Siher è nato in Italia, ha legami familiari stabili e risiede nel Paese.

La reazione politica. La decisione ha suscitato la dura reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha definito la scarcerazione “vergognosa”, sostenendo che rappresenti una mortificazione del lavoro delle forze dell’ordine e degli inquirenti. La liberazione, tuttavia, non equivale a una sentenza definitiva: le indagini possono proseguire e gli elementi raccolti saranno valutati nelle successive fasi giudiziarie. Il provvedimento riporta al centro il confine tra libertà di espressione, organizzazione della protesta e responsabilità penale: un confine che, secondo la gip, non può essere superato sulla base di messaggi radicali o di una generica opposizione politica, senza elementi concreti che dimostrino l’istigazione alla violenza.

di Redazione AltovicentinOnline

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