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Zaia ha salvato Salvini: senza il “Doge” la Lega avrebbe ceduto il Veneto a Fratelli d’Italia

La vittoria elettorale di Alberto Stefani e il primato della Lega su Fratelli d’Italia hanno offerto a Matteo Salvini l’occasione perfetta per rivendicare un partito in piena forma. Ma dietro la narrazione trionfale del segretario federale, i numeri raccontano tutt’altra storia: senza Luca Zaia, per la Lega sarebbe stata tutta un’altra storia. Il “fattore Zaia” ha evitato a Salvini una sconfitta clamorosa, ma conferma al tempo stesso che la Lega, senza il suo governatore, non è più in grado di prevalere sul campo regionale. E che il Doge, pur determinante, non è più il fuoriclasse in grado di ribaltare da solo gli equilibri del centrodestra veneto.

Il confronto con le regionali del 2020

Allora la combinazione tra Lista Zaia e Lega sfiorò un milione e trecentomila voti; oggi, con il governatore uscente inserito come capolista in tutte le province ma privo della sua lista personale e del suo nome nel simbolo, il Carroccio si ferma a poco più di 607mila voti. Una perdita secca di oltre 650mila consensi, pari al 52%.

Zaia, pur “ingabbiato” dentro il marchio leghista, ha portato in dote oltre 200mila preferenze personali, rivelandosi ancora una volta l’unico vero motore elettorale del partito in Veneto. Senza il suo traino, la Lega sarebbe scivolata sotto Fratelli d’Italia, che nel frattempo cresce di oltre il 59% rispetto al 2020. Salvini deve dunque al Doge la sopravvivenza politica di un Carroccio in netto arretramento strutturale.

Il crollo dell’affluenza , dal 61,1% al 44,6% ,  spiega solo in parte l’emorragia. La fuoriuscita del voto “trasversale” che nel 2020 aveva premiato la figura amministrativa di Zaia è stata evidente: una parte si è rifugiata nell’astensione, un’altra ha scelto altri partiti della coalizione. Fratelli d’Italia cresce in maniera consistente, mentre Forza Italia recupera oltre 32mila voti, probabilmente attingendo proprio al bacino moderato che cinque anni fa aveva premiato Zaia come uomo di governo, non come esponente di partito.

Zaia non è più il brand autonomo e trasversale del 2020, quando la sua lista personale aveva drenato consensi ben oltre il perimetro del centrodestra. Oggi, ricondotto disciplinatamente nei ranghi leghisti, ha salvato Salvini dalla caduta, ma pagando un prezzo politico: la perdita di quasi metà del suo potenziale elettorale e di parte di quell’immagine super partes che lo aveva reso un unicum nazionale.

Paradossalmente, mentre la Lega esulta per un risultato che dovrebbe invece preoccupare, Giorgia Meloni può guardare al voto con un certo ottimismo: FdI è l’unico partito del centrodestra in crescita strutturale e punta con forza alle prossime partite amministrative del Veneto, da Venezia nel 2026 fino a Padova e Verona nel 2027.

Ma questa è solo un’analisi del voto.

di Redazione AltovicentinOnline

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