- AltoVicentinOnline - https://www.altovicentinonline.it -

Breganze. Psicofarmaci agli anziani che assisteva e all’ex compagno: la badante condannata a 28 anni e 6 mesi

Una vicenda inquietante, consumata nel contesto di rapporti di fiducia e assistenza, nei quali le persone più fragili avrebbero dovuto trovare protezione. Paola Pettinà, badante di 47 anni, è stata condannata a 28 anni e 6 mesi di reclusione per un omicidio e tre tentati omicidi, contestati per la somministrazione di psicofarmaci ad alcuni pensionati di cui si occupava e al suo ex compagno. La sentenza è stata pronunciata dalla Corte d’Assise di Vicenza al termine del processo di primo grado. Una decisione che chiude una fase giudiziaria della vicenda, ma che lascia emergere tutta la gravità delle accuse contestate alla donna.

Le accuse: un omicidio e tre tentati omicidi

Al centro del procedimento ci sono quattro episodi distinti, accomunati, secondo l’impianto accusatorio, dalla somministrazione di psicofarmaci alle vittime. Tra queste figuravano anziani affidati alle cure della donna e il suo ex compagno.

Il caso assume contorni particolarmente delicati proprio per il ruolo svolto dalla condannata: quello di una persona incaricata di assistere individui potenzialmente vulnerabili. Un rapporto che presuppone affidabilità e attenzione e che, secondo le contestazioni esaminate in aula, sarebbe stato invece teatro di condotte gravissime.

Uno degli episodi ha portato alla contestazione di omicidio, mentre per gli altri tre la Procura ha proceduto per tentato omicidio.

La richiesta di ergastolo e la sentenza

Nel corso del processo, la Procura aveva chiesto la condanna all’ergastolo per la 47enne, ritenendo particolarmente gravi i fatti contestati. La Corte d’Assise ha invece stabilito una pena di 28 anni e 6 mesi di reclusione.

Paola Pettinà, difesa dall’avvocato Roberto Busa, si è scusata in aula per quanto accaduto, dichiarando di aver «provocato dolore e sofferenza».

Parole pronunciate durante il procedimento, in una vicenda segnata dalla gravità delle accuse e dalle conseguenze per le persone coinvolte.

Una vicenda che scuote per la vulnerabilità delle vittime

Al di là dell’esito giudiziario, il caso colpisce per il contesto nel quale si sarebbero verificati i fatti: l’assistenza quotidiana a persone anziane e il rapporto personale con un ex compagno.

Sono proprio questi legami a rendere la vicenda particolarmente delicata. Chi necessita di aiuto per affrontare la vita quotidiana si affida spesso a chi gli sta accanto, confidando nella sua professionalità e nella sua cura.

La condanna pronunciata a Vicenza rappresenta l’esito del primo grado di giudizio. Per una ricostruzione completa degli episodi, delle circostanze in cui sarebbero avvenute le somministrazioni e delle motivazioni della sentenza, saranno determinanti gli atti processuali e le eventuali successive fasi giudiziarie.

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo su: