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Il leone alato di Tramarossa divide Sarcedo, Roberto Chemello: «La vita è troppo corta per arrabbiarsi per una rotatoria»

Dopo la comparsa della scultura rossa al centro della rotatoria di via Bassano del Grappa, interviene Roberto Chemello, a nome della famiglia titolare del marchio di jeans: «Vogliamo fare cose che piacciono. Se non ci riusciremo, alla scadenza della convenzione riporteremo il Leone nella nostra proprietà».

Per settimane, a Sarcedo, la scomparsa della rigogliosa aiuola dalla rotatoria lungo via Bassano del Grappa ha alimentato curiosità, interrogativi e discussioni, soprattutto sui social. Poi, la comparsa di una scultura rosso acceso raffigurante un leone alato, con il nome Tramarossa alla base, ha svelato il mistero e acceso il dibattito tra i cittadini.

A intervenire sulla questione è ora Roberto Chemello, che prende la parola a nome della propria famiglia per spiegare il senso dell’iniziativa e le intenzioni che hanno accompagnato la realizzazione dell’installazione.

«Potrei banalmente dire che è bene o male importante che se ne parli, ma non è così», chiarisce Chemello, sottolineando come l’obiettivo non sia semplicemente attirare l’attenzione. «La nostra intenzione e il nostro lavoro è fare cose che piacciono, così come le collezioni, anche per questa installazione di design».

La scultura, dunque, nasce dalla volontà di portare nel paese un elemento che rispecchi la filosofia dell’azienda e la sua identità. Un progetto che, nelle intenzioni della famiglia, vuole trasmettere energia e positività attraverso il simbolo del Leone Alato Rosso.

Chemello precisa anche che l’installazione non è necessariamente destinata a rimanere per sempre nella rotatoria. «Se non raggiungiamo l’obiettivo di piacere saremo noi stessi, alla scadenza della convenzione, a riportare il Leone dentro la nostra proprietà», afferma, lasciando intendere che il futuro della scultura dipenderà anche dal gradimento dell’iniziativa.

Dalla fabbrica di famiglia ai jeans nel mondo

Nel suo intervento, Roberto Chemello richiama anche la storia imprenditoriale della famiglia, legata a un’attività che continua a rappresentare un motivo di orgoglio per il territorio. «La storia della mia famiglia è nota e comunque la si pensi, in quella fabbrichetta dove Urbano ha iniziato come sarto con Antonietta, ancora oggi, nel 2026, dopo 60 anni si progettano e si spediscono jeans in 60 Paesi al mondo».

Un percorso che, partito da una realtà artigianale, ha portato il marchio Tramarossa a raggiungere mercati internazionali. Ed è proprio questo legame tra radici locali e presenza globale che Chemello vorrebbe far emergere anche attraverso il leone rosso.

Il suo auspicio è che chi, per lavoro o per piacere, si troverà a passeggiare davanti alle boutique più famose del mondo, da Tokyo a New York, passando per Oslo e San Paolo, possa riconoscere in vetrina il leoncino rosso accanto ai jeans Tramarossa e provare un pizzico di orgoglio pensando che quei prodotti arrivano dal proprio paese.

«La vita è troppo corta per arrabbiarsi per una rotatoria»

La conclusione dell’intervento di Chemello assume un tono più personale e invita a ridimensionare le polemiche. «La vita è davvero troppo corta per arrabbiarsi per la rotatoria di via Granezza», scrive, suggerendo di affrontare la discussione con maggiore leggerezza, proprio come fanno i ragazzi e le ragazze che, passando davanti alla scultura, esprimono liberamente il proprio giudizio, tra apprezzamenti e critiche colorite.

Infine, un messaggio rivolto all’intera comunità: «Auguro tutto il meglio al nostro fantastico paese. Evviva Sarcedo».

Firmato Roberto Chemello, Tramarossa. Un intervento che chiarisce le motivazioni alla base dell’installazione, senza pretendere di mettere fine al dibattito: il leone alato è ormai diventato un nuovo elemento del paesaggio di Sarcedo e, almeno per ora, anche uno spunto di conversazione per il paese.

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