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La guerra per la falda. Silva porta al Tar i pozzi di Dueville e Villaverla

La battaglia sul maxi impianto previsto a Montecchio Precalcino non si arresta. Anzi, si allarga. Silva Srl, società del gruppo Ecoeridania, ha impugnato davanti al Tar del Veneto anche le zone di salvaguardia dei pozzi acquedottistici di Villaverla e Dueville, mettendo nuovamente sotto pressione il sistema di tutela della risorsa idrica a valle dell’area individuata per l’insediamento. A renderlo noto è il Comitato Tuteliamo la salute: “sarà quindi fondamentale, ancor di più dopo la messa in discussione delle zone di salvaguardia, che gli enti chiamati in causa proteggano e tutelino la salubrità della risorsa idrica con ancora maggiore forza. In particolare andrà difeso lo strumento fondamentale delle zone di salvaguardia, approvate in primavera, 20 anni dopo il decreto nazionale”.

Il nuovo ricorso, come racconta ancora il Comitato, è stato presentato il 7 luglio ed arriva dopo quello depositato il 25 maggio contro la bocciatura della conferenza dei servizi provinciale relativa al progetto del maxi impianto di Montecchio Precalcino, ai confini con Villaverla e Dueville. “La notizia è dunque quella che Silva Srl ha impugnato le aree di salvaguardia contro la Regione Veneto e il Consiglio dell’Ambito Bacchiglione, e nei confronti della Provincia di Vicenza, Comune di Montecchio Precalcino, Comune di Dueville, Comune di Villaverla, Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali, AcegasApsAmga S.p.A., Viacqua S.p.A. – Società Benefit, Azienda ULSS n. 7 Pedemontana e Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto – A.R.P.A.V”.

Nel mirino la tutela dei pozzi
Questa volta Silva chiede l’annullamento della deliberazione della Giunta regionale del Veneto n. 297 del 28 aprile 2026, con cui sono state approvate le aree di salvaguardia dei pozzi acquedottistici gestiti da AcegasApsAmga. Perimetrazioni nelle quali ricade anche il sito interessato dal progetto industriale. La società sostiene che i provvedimenti contestati sarebbero “ingiusti ed illegittimi” e articola sei motivi di ricorso, mettendo in discussione anche lo studio idrogeologico realizzato da Sinergeo, alla base della definizione dell’estensione delle aree di tutela.

La questione costituzionale
Ma il passaggio che fa alzare ulteriormente il livello dello scontro è un altro. In via subordinata, Silva solleva infatti una questione di legittimità costituzionale dell’articolo 94, commi 4 e 5, del decreto legislativo 152/2006, il Testo unico in materia ambientale, richiamando gli articoli 3 e 41 della Costituzione. ” È vero che l’articolo 41 della Costituzione dice che “l’iniziativa economica privata è libera”-scrivono ancora dal Comitato Tuteliamo la Salute- ma dice anche che “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Visto che Silva ha scomodato la Costituzione, noi vogliamo ricordare anche l’articolo 32, che sancisce il diritto alla salute, e il 9, che tutela l’ambiente e la biodiversità, anche nell’interesse delle future generazioni. In un territorio già drammaticamente segnato dalla contaminazione di PFBA, derivanti dal deposito di terre e rocce da scavo inquinate della Pedemontana Veneta, Silva non sembra dunque avere alcuna intenzione di fermarsi. Ecoeridania, azienda valutata 1.1 miliardi di euro, dimostra ancora una volta di essersi inserita in un territorio, con scarsa attenzione per la nostra terra e per le persone che la vivono. Il lavoro delle Istituzioni, italiane ed europee, non può essere screditato da “insalubri interessi” privati-aggiungono- Sarà quindi fondamentale, ancor di più dopo la messa in discussione delle zone di salvaguardia, che gli enti chiamati in causa proteggano e tutelino la salubrità della risorsa idrica con ancora maggiore forza. In particolare andrà difeso lo strumento fondamentale delle zone di salvaguardia, approvate in primavera, 20 anni dopo il decreto nazionale.

“Realizzare un deposito di 129 tipologie di rifiuti, di cui 64 pericolosi, e uno sterilizzatore termico di 32.000 tonnellate all’anno di rifiuti sanitari, anche pericolosi e a rischio infettivo, proprio sopra una falda già impoverita e a rischio contaminazione, proprio vicino ad abitazioni, allevamenti e campi coltivati, sembra quasi immorale-conclude il Comitato Tuteliamo la Salute-Nemmeno questa torrida estate ha saputo insegnarci qualcosa?”.

di Red@azione AltovicentinOnline

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