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“La mia gravidanza a Santorso tra diagnosi negate e pressioni psicologiche”, la lettera di denuncia e la replica dell’Ulss 7

Gentile Direttore,
leggo spesso di storie di malasanità, ma dopo quello che ho vissuto all’Ospedale di Santorso non posso più tacere. La mia è stata una gravidanza gestita con una superficialità e una fretta inaccettabili.

Nonostante la mia emiparesi sinistra, sono stata abbandonata a un rimpallo di responsabilità senza mai ricevere un’assistenza specifica. Il momento più buio è stato alla 12ª settimana: per una doppia torsione ovarica (scoperta solo dopo l’operazione, leggendo le carte) mi hanno liquidata più volte con una flebo, dicendomi di “portare pazienza” mentre ero piegata per terra dal dolore. Mi hanno operata solo per i miei “troppi accessi al PS”, non perché avessero compreso la gravità del caso.

Il finale è stato ancora più assurdo: mi hanno fatto terrorismo psicologico parlando di possibile morte intrauterina per forzarmi a un’induzione, sostenendo che il bimbo fosse piccolissimo (circa 2 kg). Sminuivano e definivano “incompetente” il ginecologo Andrea Bernardi — che ringrazieremo sempre per la sua professionalità — il quale mi stava seguendo privatamente, calcolando misure maggiori e non riscontrando alcun elemento che suggerisse un’urgenza nel parto o una sofferenza fetale.

A Santorso, invece, nonostante sostenessero che il piccolo fosse in pericolo, si rifiutavano di ripetere le stime di crescita, anche su mia esplicita richiesta. Ho dovuto lottare e minacciare il trasferimento in un altro ospedale per ottenere un cesareo. Risultato? Un bimbo di quasi 3 kg, sanissimo e vivace, nato a gennaio. Un errore di quasi un chilo, usato solo per mettermi pressione.

A Santorso la mia salute e quella di mio figlio sono state trattate come una pratica da sbrigare in fretta. Una dottoressa si è accorta di avere davanti una paziente che non sta zitta di fronte alle ingiustizie e alle incompetenze e, per timore di ciò che potessi dire o fare, mi ha fatta parlare con una psicologa riguardo alla “gravidanza difficile”, senza lasciarmi molta scelta. Nella mia sincerità ho fatto nome e cognome della dottoressa che, per la sua incompetenza, sarebbe stata da denunciare: non solo non ha capito che avevo una doppia torsione ovarica, ma, mentre ero piegata dal dolore, pur avendo bisogno di una barella, mi ha lasciata per terra.

Spero che la mia denuncia serva a chi di dovere per cambiare un sistema che fa tutto, tranne ciò che dovrebbe: stare vicino alle pazienti.

C.A., Alto Vicentino

La replica dell’Ulss 7 Pedemontana

 

“l’Azienda esprime il proprio rammarico per la percezione negativa che la paziente ha avuto durante il suo percorso di presa in carico: il disagio espresso va sempre e comunque ascoltato e deve diventare uno spunto per crescere sempre più nella qualità dell’offerta, pertanto sarà fatto un approfondimento interno per valutare le possibili azioni di miglioramento.

Una prima sommaria verifica sulla scorta di ciò che è dato sapere evidenzierebbe peraltro alcuni elementi divergenti rispetto a quanto riportato nella segnalazione.

Senza entrare nei dettagli del caso a tutela della privacy dell’utente, si tratterebbe di una gravidanza con molteplici fattori di rischio, portata a termine con successo; risulterebbero inoltre decine di controlli programmati nei mesi precedenti il parto, alcuni dei quali anche presso altra Azienda, con cui l’ostetricia di Santorso ha in essere una collaborazione strutturata per alcuni esami altamente specialistici.

Il tutto nel contesto di un ospedale che, al di là degli oltre 1.400 parti l’anno eseguiti a Santorso, vanta alcuni riconoscimenti di eccellenza a livello nazionale, come quello di “ospedale amico delle bambine e dei bambini” da parte dall’Unicef proprio per gli elevati standard di qualità nell’assistenza materno-infantile, confermati anche dagli indicatori riportati ogni anno nel piano nazionale esiti pubblicato da Agenas.

In ogni caso l’Azienda è disponibile, se ciò fosse gradito anche All’interessata, ad un incontro CON il direttore della U.O.C. al fine di chiarire eventuali dubbi o incomprensioni che potrebbero essersi verificati, anche al fine di implementare i margini di comunicazione tra operatori ed utenti laddove possibile”.

 

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