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Lugo. Quando la burocrazia fa più male della malattia: il caso di un paziente oncologico lasciato solo tra timbri mancanti e silenzi

 

All’ospedale Alto Vicentino di Santorso la buona sanità esiste, e chi è in cura lo riconosce senza esitazioni. Ma accanto alla professionalità dei medici e alla dedizione degli infermieri, resiste una burocrazia rigida, a volte miope, capace di trasformare un percorso di cura già complesso in una vera battaglia contro muri di gomma. È ciò che denuncia, con amarezza e dignità, Mariano Maino, 68 anni, residente a Lugo, paziente oncologico che ha scritto alla  redazione di AltovicentinOnline per raccontare un disservizio che ha dell’incredibile.

Mariano è in trattamento per una grave patologia. Ha già dovuto sospendere la chemioterapia per sottoporsi a sedute di radioterapia, a causa di forti dolori. Per alleviare la sofferenza e proteggere la colonna vertebrale gli è stato prescritto un busto specifico, necessario e non rimandabile. Ma da qui inizia un incubo amministrativo.

L’ortopedico, al momento della prescrizione, sbaglia il codice del nomenclatore tariffario. Un errore materiale, semplice da correggere. Mariano torna in ambulatorio, il medico di turno sistema il codice, ma dimentica un dettaglio: non mette il timbro accanto alla firma. Un particolare che, in una sanità centrata sul paziente, non dovrebbe mai diventare un ostacolo. E invece sì, lo diventa.

L’Ufficio protesi rifiuta di autorizzare il busto corretto, sostenendo che la mancanza del timbro renda la richiesta non valida. Poco importa se due ortopedici hanno prescritto lo stesso dispositivo. Poco importa se un malato oncologico soffre e ha bisogno di quel supporto per vivere con meno dolore. La regola prevale sulla ragione.

La beffa arriva dal negozio di sanitaria: per avere il busto necessario, Mariano deve pagare centinaia di euro di tasca propria. L’alternativa proposta dall’Ufficio protesi è un semplice corsetto, del tutto inadatto alle esigenze cliniche certificate dai medici.

Come se non bastasse, Mariano tenta di ottenere aiuto dall’Urp. Una richiesta legittima, persino doverosa. Ma dopo più di un mese di attesa non è arrivata né una risposta, né una telefonata. Ha compilato moduli, ha bussato a porte che sono rimaste chiuse. Nel frattempo, il dolore non si ferma. La burocrazia sì.

Ora, dopo più di due mesi, Mariano si trova costretto a pagare la differenza pur di ottenere ciò che gli è stato prescritto. Con una domanda che, nella sua disarmante semplicità, pesa più di qualsiasi denuncia: è possibile che il diritto alla salute debba soccombere davanti a un timbro mancante?

La vicenda solleva un problema che va oltre il singolo caso. Quando un paziente oncologico è lasciato solo a combattere contro carte, firme e uffici, qualcosa si è spezzato nel sistema. La burocrazia dovrebbe essere uno strumento, non un ostacolo. Soprattutto quando è in gioco la dignità di chi affronta una malattia grave.

A Mariano va la nostra vicinanza. Alle istituzioni competenti, l’obbligo morale di rispondere. Perché il dolore non aspetta e non dovrebbe mai essere aggravato dall’indifferenza amministrativa.

di Redazione AltovicentinOnline

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