Per la prima volta in Veneto viene chiesto ufficialmente l’abbattimento di alcuni lupi ritenuti pericolosi. La domanda, presentata alla Regione dalla cooperativa Fardjma di Alpago, riguarda due esemplari accusati di frequentare da tempo le aree vicine ai centri abitati. È un passaggio destinato a riaccendere un dibattito che da anni divide il territorio: da una parte allevatori e amministratori, convinti che l’aumento dei branchi stia mettendo a rischio allevamenti e attività di montagna, dall’altra le associazioni ambientaliste, che chiedono di rispettare i protocolli scientifici e puntano sulla convivenza tra uomo e grandi predatori.
La richiesta
Il presidente della cooperativa Fardjma, Zaccaria Tona, ha illustrato la richiesta a Palazzo Balbi spiegando che i due esemplari, presenti da circa due anni nella parte bassa della conca dell’Alpago, sarebbero ormai abituati alla presenza dell’uomo. Una situazione che, secondo gli allevatori, sta alimentando preoccupazione tra residenti e turisti. Negli anni scorsi, spiegano ancora dalla cooperativa, i lupi avrebbero provocato numerose predazioni di pecore e agnelli, costringendo molti allevatori a investire in recinzioni elettrificate e cani da guardiania, mentre altri avrebbero rinunciato del tutto all’attività. Oggi gli attacchi sarebbero diminuiti proprio grazie alle misure di prevenzione, ma resta la preoccupazione per una presenza sempre più frequente degli animali vicino alle abitazioni. Secondo Fardjma, negli ultimi anni il numero degli allevatori di pecora alpagota si sarebbe addirittura dimezzato.
L’iter in Regione
La richiesta sarà ora esaminata dalla Regione Veneto, che dovrà acquisire anche il parere dell’Ispra. L’assessore regionale alla montagna, Dario Bond, invita però alla prudenza: “abbiamo ricevuto il preavviso della richiesta e i nostri uffici stanno valutando tutta la documentazione. Non abbiamo ancora assunto alcuna posizione. Vogliamo prima avere un quadro completo della situazione”.
La sfida della convivenza
Intanto, oltre a quella bellunese, pare che altre richieste simili siano pronte a partire dalla Lessinia e, sul fronte opposto, si alza la voce di chi invita a non cedere all’emotività. L’associazione ‘Io non ho paura del lupo’ contesterebbe il modo in cui viene raccontata la vicenda e invita ad attendere gli accertamenti tecnici.
Nel frattempo la ricerca continua a sperimentare nuove forme di convivenza. La società Agridinamica sta testando tra Enego, il Monte Grappa e la Lessinia un sistema innovativo basato su feromoni sintetici di lupo: piccoli medaglioni applicati al bestiame simulano la presenza di un branco, inducendo altri predatori a tenersi alla larga. La sperimentazione coinvolge sei malghe e proseguirà fino a settembre.
di Redazione AltovicentinOnline