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Masiere, al via il secondo corso. A Schio una giornata di formazione sui muri a secco

Dopo il tutto esaurito di gennaio, il progetto dedicato alla riscoperta e alla valorizzazione dei muri a secco raddoppia. Mercoledì 18 marzo 2026 a Schio si terrà il secondo modulo del programma formativo dedicato alla pratica costruttiva delle “masiere”, questa volta riservato ai tecnici delle Pubbliche Amministrazioni e ai liberi professionisti.

Il corso è gratuito, a posti limitati e con iscrizione obbligatoria. Prevede il rilascio di crediti formativi e offrirà, attraverso gli interventi di diversi relatori, una panoramica completa sul tema: dagli aspetti paesaggistici a quelli archeologici e geologici, fino ai riferimenti normativi e all’analisi di casi studio.

Dopo il successo del primo appuntamento, aperto a cittadini e appassionati, il nuovo step si rivolge dunque a figure professionali chiamate a operare concretamente sul territorio. La formazione è resa possibile grazie all’Unione Montana Pasubio Piccole Dolomiti, che sostiene le attività del Progetto Green Communities con fondi del PNRR.

Numerosi i partner coinvolti: AVVI – Studio associato per il coordinamento, ITLA Italia – Scuola Italiana della Pietra a Secco, l’Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Vicenza, l’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Vicenza, l’Ordine dei Geologi della Regione del Veneto e il Collegio Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Vicenza.

La tecnica del muro a secco è antichissima, con tracce che risalgono al Neolitico, ed è oggi riconosciuta come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco. Nelle vallate dell’Alto Vicentino sono particolarmente diffusi i muri e le “masiere” che sostengono i terrazzamenti collinari e montani, costruiti utilizzando pietre reperite in loco.

Questi manufatti non hanno soltanto una funzione agricola, ma rivestono un ruolo morfologico, microclimatico, sociale e persino artistico. Il corso punta a rafforzare la consapevolezza dell’interdipendenza tra montagna e pianura, tra interventi locali e ricadute su scala più ampia, riconoscendo il terrazzamento come strumento di prevenzione del rischio idrogeologico e di tutela della pianura, oltre che come esempio di economia circolare e bene culturale capace di assumere nuove funzioni rispetto alle necessità originarie.

«La grande partecipazione al corso di gennaio ci ha dato la misura di come il territorio esprima con forza questo tipo di richieste – dichiara il presidente dell’Unione Montana, Mosè Squarzon – ed è con piacere che offriamo questa seconda opportunità, mirata ai tecnici, consapevoli dell’importanza di queste figure professionali ogni qualvolta si rendano necessari interventi per la salvaguardia degli equilibri idrogeologici. Con il loro coinvolgimento aggiungiamo un altro tassello importante o, se vogliamo stare in tema, un’altra pietra alla masiera».

Il bacino territoriale interessato comprende i dieci Comuni dell’Unione: Monte di Malo, Piovene Rocchette, Posina, Recoaro Terme, San Vito di Leguzzano, Santorso, Schio, Torrebelvicino, Valdagno e Valli del Pasubio. Sarà data priorità agli iscritti residenti in uno di questi Comuni.

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