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Monte di Malo. Sindaco minacciato con una motosega e tutto da archiviare. “E’ un’ingiustizia”

Un sindaco che da solo cerca di contrastare lo sciacallaggio puro che affligge il suo paese, con porte forzate e case svuotate, che viene minacciato e per lo Stato il tutto è da archiviare. Accade a Monte di Malo, dove al primo cittadino Mosè Squarzon è stata notificata l’archiviazione del procedimento. “E’ un’ingiustizia”.

Furti a raffica, tensione nel paese e le minacce.  Siamo nel 2024, a maggio. Tra i residenti del paese serpeggiano la paura e la tensione per una serie di furti a raffica. In particolare nelle vie Sile e Gecchelina. Il sindaco Squazon fa propri i sentimenti dei suoi concittadini. Decide di intervenire di persona. Non come cittadino qualunque, ma come primo rappresentante delle istituzioni, come pubblico ufficiale. Cerca di fermarli.
Sono le 6.30.  Di fronte a lui sei, forse sette persone. Una di loro impugna una motosega. È spenta, sì. Ma resta sempre una motosega. Un’arma. Una minaccia chiara.

Dalla denuncia all’archiviazione: “è un’ingiustizia”. Scatta la denuncia e dopo mesi, arriva questa raccomandata che lo gela. Che lo indigna. Il pubblico ministero ha chiesto al giudice per le indagini preliminari  l’archiviazione del procedimento. Data della richiesta: 18 dicembre 2024. “Come sindaco e come pubblico ufficiale, sono stato minacciato-commenta con amarezza Mosè Squarzon-e lo Stato mi risponde così. Con una richiesta di archiviazione”. Il primo cittadino di Monte di Malo ha già anticipato che non farà richiesta di opposizione: avrebbe venti giorni di tempo, per farlo, motivando il tutto. “Non ho soldi da buttare. Tantomeno quelli dei miei concittadini”, aggiunge poi con durezza: ” è un’ingiustizia”.
Una frase che pesa come un macigno. Schiacciata ancor più dalla strada intrapresa dalla Procura.  E che fa sorgere quella domanda che immancabilmente torna quando si è vittima di un reato: a che pro denunciare se poi si viene lasciati soli?
Il sindaco di Monte di Malo lancia un appello alle istituzioni, perché la ricerca della verità, la giustizia, non dovrebbe mai fermarsi, “perché così si delegittima la morale dei cittadini” sottolinea. E il pensiero torna a quella mattina di quasi due anni fa. A una motosega brandita all’alba da un gruppo di ladri. Capace non solo di minacciare un uomo, ma di squarciare qualcosa di ancora più prezioso: la fiducia nello Stato.

P.V.

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