A Piovene Rocchette basta una segnalazione per accendere la miccia. Questa volta al centro della polemica ci sono alcune trappole per gatti che, secondo quanto denunciato in un post pubblicato sul gruppo Facebook ‘Sei di Piovene se…’, sarebbero state collocate in via dell’Angelo.
Il tutto ha provocato una reazione immediata. Nei commenti si alternano sdegno, preoccupazione per la sorte degli animali e richieste di intervento rivolte alle autorità e alle guardie zoofile. Qualcuno suggerisce di installare fototrappole o videocamere, altri invitano a documentare la posizione dei dispositivi e a segnalare tutto agli organismi competenti. Il tono, però, sale rapidamente. Agli appelli civili si mescolano insulti, invettive e proposte di ritorsione che, almeno sulla tastiera, non risparmiano nessuno. C’è chi invoca punizioni esemplari, chi vorrebbe rendere pubbliche le generalità del presunto responsabile e chi lascia intendere che una volta individuato sarebbe pronto a presentarsi di persona per un chiarimento tutt’altro che amichevole.
Quando si parla di animali indifesi, l’indignazione è comprensibile ma la rabbia, per quanto legittima, non può diventare una licenza di colpire alla cieca. Il punto centrale rimane la presunta presenza di dispositivi potenzialmente pericolosi per i gatti, sulla cui natura e sulle cui effettive conseguenze occorrono accertamenti. Non è possibile stabilire, sulla base dei soli commenti online, chi li abbia collocati, con quale intenzione o se siano già stati coinvolti degli animali.
Ed è proprio qui che la vicenda esce dal recinto delle invettive social e chiama in causa il senso di responsabilità della comunità. Segnalazioni circostanziate, fotografie, indicazioni precise sul luogo e interventi delle autorità possono contribuire a fare chiarezza. Insulti e minacce, invece, rischiano di aggiungere confusione a una situazione che merita verifiche rapide e serie. La discussione riporta inoltre alla luce una convivenza non sempre facile tra gatti liberi, giardini, orti e proprietà private. Il fastidio per gli animali che entrano negli spazi altrui può esistere, ma non giustifica automaticamente il ricorso a sistemi pericolosi. Se un problema c’è, va affrontato con strumenti leciti e soluzioni concrete, non lasciando che siano gli animali a pagarne il prezzo.
di Redazione AltovicentinOnline