“Che il dg Carlo Bramezza fosse una persona corretta, incapace di tradire i valori che devono contraddistinguere chi lavora nella pubblica amministrazione, lo avevo capito sin da quando l’ho conosciuto. Proprio una questione di pelle, che mi ha indotto a fidarmi subito della sua persona. Mi dispiace per quello che ha subito mediaticamente, per le presunte minacce che non sarà stato facile ricevere, per gli attacchi giornalistici con i quali ha dovuto pagare il suo non voler piegare la testa. Adesso però, vogliamo che si vada a fondo per capire chi voleva gestire, secondo i propri bisogni, gli affari interni all’Ulss7”.

Sono parole di stima e di solidarietà quelle che il sindaco di Schio Valter Orsi rivolge a Carlo Bramezza, il dg dell’Ulss 7, che oggi ha avuto gli onori della cronaca anche nazionale per aver denunciato minacce da parte dell’editore di Antenna 3 e Rete Veneta, che, secondo la Procura di Vicenza, lo avrebbe pressato per ottenere spostamenti di primari e addirittura un periodo di aspettativa per un cardiologo. Secondo l’accusa, Giovanni Jannacopulos lo avrebbe in più occasioni minacciato esasperando il dg con servizi televisivi che lo facevano apparire un pessimo manager. Vere e proprie dimostrazioni di potenza da parte dell’indagato che è stato interdetto dal suo ruolo editoriale. Servizi aggressivi che però non sono serviti a convincere Bramezza a fare quello che Jannacopulos voleva e chissà per gli interessi di chi. Anzi, nel mese di luglio, il dg si reca dalla Guardia di Finanza e denuncia mettendo nero su bianco quello che era costretto a subire in termini chiaramente minacciosi e per lo screditamento mediatico continuo, che non era sfuggito a chi segue Rete Veneta e Antenna 3. “Lo avevamo capito tutti che ci fosse uno sbilanciamento a favore di Bassano – conclude Orsi  – , ma avevamo anche capito che questo dg era una persona, che agiva in nome del bene della collettività e che non si lasciava manipolare.  E’ stato coraggioso a denunciare. Ho piena fiducia nella Guardia di Finanza e sulla magistratura perchè la vicenda venga ricostruita nella sua completezza”

Dopo che la notizia si è diffusa sugli organi di stampa – ne hanno parlato anche i media nazionali – , Bramezza ha inviato una nota stampa sulla quale si legge: “L’ULSS 7 Pedemontana prende atto dell’ordinanza posta in essere dalla Procura della Repubblica di Vicenza e attende con fiducia l’esito delle indagini, che sono tuttora in corso. L’Azienda metterà a disposizione ogni documentazione utile a fare completa chiarezza sulla vicenda. «Innanzitutto ringrazio il Gruppo di Bassano del Grappa della Guardia di Finanza per l’attenzione e l’impegno profusi nell’indagine – commenta il Direttore Generale Carlo Bramezza -. Al di là degli attacchi personali che sono stati rivolti alla mia persona, questo provvedimento dimostra la buona fede e la correttezza con cui la nostra Azienda Sanitaria ha sempre operato per la salute dei cittadini e soprattutto tutela la reputazione di tutto il personale che in tutti questi mesi ha visto mortificate le proprie competenze e la propria dedizione quotidiana. Una volta di più ora i cittadini sanno di poter contare su un sistema sanitario che certamente non è perfetto, perché migliorare è sempre possibile, ma è gestito con grande impegno, professionalità e organizzazione. Ho massima fiducia nell’Autorità Giudiziaria che sta svolgendo le indagini».

Dai palazzi della Regione Veneto tutto tace, nonostante la Procura di Vicenza abbia sottolineato gli agganci dimostrati attraverso le intercettazioni telefoniche dell’editore con personaggi di spicco della politica. Lo scopo, secondo l’accusa, era quello di sollecitare chi ha potere decisionale a rimuovere Carlo Bramezza. L’unico comunicato stampa di reazione lo ha redatto la consigliera Cristina Guarda.

“Se i fatti di cui apprendo la dinamica, come rappresentata attraverso il comunicato stampa della Procura della Repubblica, fossero definitivamente accertati con sentenza definitiva, ci troveremmo – al di là delle responsabilità penali, appunto da verificare attraverso il successivo giudizio – di fronte a condotte che lasciano sinceramente perplessi rispetto agli ipotetici meccanismi condizionanti posti in essere. Allo stato degli atti, l’unica cosa che posso affermare è che bene ha fatto il Direttore generale a chiedere una verifica alla competente Procura della Repubblica, ha agito a salvaguardia del buon funzionamento della Pubblica Amministrazione, facendo il suo dovere. Dobbiamo difendere i nostri servizi sanitari da qualsiasi interferenza. Sulla questione interrogherò la Giunta regionale per capire quali determinazioni intenda o meno assumere a tutela del buon andamento della pubblica amministrazione e nell’ambito procedimento penale in questione”. Così la Consigliera regionale di Europa Verde, Cristina Guarda.

Sull’inchiesta giudiziaria sono intervenuti oggi anche il Sindacato e l’Ordine dei giornalisti del Veneto, che ” esprimono sconcerto e preoccupazione per la vicenda, che non può esaurirsi qui e sulla quale c’è il massimo riserbo. Le indagini sono ancora in corso. “Si tratta del padre dell’amministratore delegato ed editore del gruppo che controlla le due tv locali, il quale non ricopre alcun incarico all’interno della società, e che viene accusato di minaccia continuata a pubblico ufficiale. Secondo i magistrati, Jannacopulos  da mesi avrebbe posto in essere pressioni sul direttore generale dell’unità sanitaria 7 Pedemontana Carlo Bramezza per orientarne alcune scelte gestionali, «avviando, a fronte del rifiuto opposto – si legge nel comunicato del Procuratore – una deliberata e continua campagna denigratoria diffusa attraverso le emittenti Rete Veneta e Antenna Tre nelle quali l’indagato svolgeva di fatto attività di direzione e gestione». Sindacato e Ordine hanno piena fiducia negli inquirenti e si augurano che sia fatta piena chiarezza in questa vicenda che non ha precedenti. Inquieta come una persona non giornalista abbia potuto, in particolare all’interno della realtà redazionale di Bassano, dettare a quanto pare in assoluta autonomia la linea editoriale adoperandosi «per mettere in onda continui servizi giornalistici tesi a screditare l’operato del direttore generale» e da quanto emerge dalle indagini ben oltre il corretto esercizio di critica proprio della professione giornalistica. Ordine e Sindacato agiranno per quanto di competenza”.

N.B.

 

Minacce al dg Carlo Bramezza : indagato l’editore di Rete Veneta

 

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