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Schio e Asiago unite dal dolore. L’ultimo viaggio di Sofia e Giosuè sulle montagne che amavano

Nelle ore successive alla tragedia sul Pasubio, la notizia si è diffusa rapidamente in tutto l’Alto Vicentino. Prima i messaggi, poi le telefonate, infine la conferma che nessuno avrebbe voluto ricevere. Sofia Dalle Nogare, 24 anni, di Schio, e Giosuè Baldissera, 26 anni, vigile del fuoco in servizio ad Asiago, non sarebbero più tornati a casa. Due nomi che in pochi minuti domenica 14 giugno sono diventati il simbolo di un dolore collettivo.

A Schio il silenzio ha avvolto la piscina dove Sofia lavorava ogni giorno come assistente bagnante. Una presenza familiare, un sorriso conosciuto da colleghi, atleti e utenti. Da bambina aveva nuotato in quelle corsie come atleta agonista dello Schio Nuoto, crescendo all’interno di una comunità sportiva che l’aveva vista diventare donna. Una ragazza solare, energica, sempre disponibile. Una di quelle persone che sembrano avere il dono naturale di mettere gli altri a proprio agio.

Ad Asiago, invece, il dolore ha raggiunto la caserma dei vigili del fuoco. Giosuè Baldissera, 26 anni, prestava servizio al Comando provinciale di Vicenza ed era assegnato al distaccamento dell’Altopiano. Dopo aver concluso il percorso di formazione aveva scelto di rimanere ad Asiago. La sua scomparsa ha colpito duramente il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. In una nota, USB Vigili del Fuoco Veneto ha espresso “profondo cordoglio per la prematura scomparsa del collega Giosuè Baldissera”, ricordandone l’impegno, la professionalità e i valori che ogni giorno metteva al servizio della collettività. “In questo momento di grande dolore-scrive il sindacato-ci stringiamo con affetto alla sua famiglia, ai suoi cari e a tutti i colleghi che hanno avuto il privilegio di condividere con lui il servizio”. Un pensiero che attraversa l’intero Comando di Vicenza, dove Giosuè era stimato non soltanto per le sue qualità professionali, ma anche per la sua umanità e disponibilità. Laureato in Scienze Geologiche all’Università di Padova, aveva dedicato i suoi studi alla tutela del territorio e dei corsi d’acqua. I fiumi erano la sua grande passione. Li studiava, li percorreva, li raccontava. Da studente aveva attraversato a piedi tutto il corso del Brenta, dalle sorgenti fino al mare, per documentarne lo stato di salute e sensibilizzare sull’importanza della difesa dell’ambiente.

Domenica mattina Sofia e Giosuè erano partiti insieme ad altri due amici per una giornata di arrampicata sul Sojo d’Uderle. Avevano scelto di affrontare lo Spigolo Boschetti-Zaltron dividendosi in due cordate. Una salita impegnativa ma alla loro portata: erano giovani, preparati e abituati a frequentare ambienti alpini. Una giornata che sembrava perfetta, poi qualcosa è cambiato. Sofia e Giosuè, legati alla stessa corda, sono precipitati nel vuoto per oltre cento metri. Una caduta devastante che non ha lasciato scampo.

Sul posto sono intervenuti rapidamente i tecnici del Soccorso Alpino di Schio, raggiungendo la base della parete insieme al medico e al tecnico di elisoccorso dell’elicottero proveniente da Trento, calati con il verricello poco distante dal luogo dell’incidente. Per i due giovani, tuttavia, non c’era ormai più nulla da fare. Il personale sanitario non ha potuto far altro che constatarne il decesso. Le operazioni di recupero si sono rivelate particolarmente complesse: la nebbia sopraggiunta in quota ha infatti impedito all’eliambulanza di effettuare il recupero delle salme per via aerea, che sono state trasportate a spalla dai soccorritori sino alla strada sottostante.

di Redazione AltovicentinOnline

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