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Schio. Finti poliziotti svuotano il conto di un imprenditore. Denunciata una 54enne

Un messaggio apparentemente innocuo, una telefonata che sembra arrivare da chi dovrebbe proteggere i cittadini e, nel giro di pochi minuti, migliaia di euro spariscono dal conto corrente. È l’ennesima dimostrazione di quanto i truffatori siano ormai pronti a sfruttare ogni mezzo per colpire le proprie vittime.

Nei giorni scorsi i Carabinieri della Stazione di Schio hanno denunciato in stato di libertà una donna di 54 anni, residente in provincia di Avellino, ritenuta responsabile del reato di truffa.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la vittima è un imprenditore scledense, legale rappresentante di un’azienda del territorio, finito nella rete di un raggiro tanto sofisticato quanto insidioso, consumato nello scorso mese di maggio attraverso la tecnica dello spoofing, cioè la manipolazione dell’identità del chiamante.

Il piano è stato studiato nei minimi dettagli.

Tutto è iniziato con un SMS che sembrava provenire da una società di servizi di pagamento. Il messaggio segnalava presunte anomalie sul conto corrente, facendo immediatamente scattare l’allarme.

Pochi istanti dopo è arrivata la telefonata. Dall’altra parte della cornetta, sedicenti agenti della Polizia Postale hanno raccontato che era in corso un attacco fraudolento ai danni del conto aziendale. Una messinscena costruita per sfruttare paura, urgenza e confusione.

A quel punto è scattata la fase decisiva del raggiro. Convinto di dover mettere al sicuro il denaro dell’azienda, l’imprenditore è stato indotto ad accedere all’app bancaria e a eseguire un bonifico istantaneo di alcune migliaia di euro verso un conto che gli era stato presentato come “sicuro”. In realtà, secondo gli accertamenti dei Carabinieri, il conto era riconducibile alla donna poi denunciata.

L’episodio conferma come i criminali siano sempre più abili nel simulare comunicazioni ufficiali e nel fingersi rappresentanti delle istituzioni, sfruttando la credibilità delle forze dell’ordine e degli istituti bancari per convincere le vittime ad agire d’impulso.

Proprio per questo i Carabinieri ribadiscono alcune regole essenziali per evitare di cadere in trappola: le forze dell’ordine e le banche non chiedono mai di effettuare bonifici o trasferimenti di denaro per “mettere al sicuro” i risparmi e non richiedono telefonicamente password, PIN, codici di accesso o altri dati riservati.

In presenza di SMS o telefonate sospette è fondamentale interrompere immediatamente la conversazione, non cliccare sui link contenuti nei messaggi e contattare direttamente il servizio clienti ufficiale della propria banca oppure il numero unico di emergenza 112.

Un episodio che rappresenta un nuovo campanello d’allarme: basta una telefonata ben orchestrata per trasformare pochi minuti di tensione in un danno economico pesantissimo.

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