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Thiene-Fara. Addio a Cecilia Zannoni, anima di Casa Enrico e voce dell’umanità più vera

Non se n’è andata una donna qualunque: si è spenta colei che sapeva essere un faro in ogni sfera della sua vita, che fosse la comunità per disabili che dirigeva, il rapporto con i genitori di questi o la squadra di operatori che gestiva, o ancora la sua famiglia.
Cecilia Zannoni, 72 anni, originaria di Fara Vicentino ma residente a Thiene, ha lasciato un vuoto incolmabile, perché era un mix irripetibile di professionalità, umanità e valori profondissimi che ha saputo coltivare e lasciare come eredità all’interno di Casa Enrico, centro diurno per disabili.

Lì un’intera generazione di educatori è stata formata con quella marcia in più che ha fatto del Ceod di Fara un luogo virtuoso, dove ogni genitore di persona disabile spera di far entrare il proprio figlio.
Non un centro qualunque, ma un luogo dove tutto parla e respira l’essenza lasciata da Cecilia Zannoni, così come il Grillo Pensante e la Fattoria La Costa, altre realtà dove questa donna straordinaria ha lasciato il segno.

Si è spenta dopo una malattia che non le ha lasciato scampo, ma che non le ha mai tolto il sorriso che riservava ai suoi “esseri speciali”, presenti , nonostante le loro devastanti disabilità, nella chiesa dei Cappuccini, dove è stato dato l’estremo saluto a questo essere umano che ha saputo dare un senso vero alla sua vita.

La sua è stata un’esistenza piena, e non solo per l’impegno sociale, ma anche come moglie di Fulvio Simonato e madre dei suoi due figli, Daniele e Federico, che oggi svolgono lo stesso lavoro della madre, la quale ha trasmesso quella che per la famiglia Simonato è una vera e propria “missione” verso chi è nato sotto la stella della diversità.
E quanto era orgogliosa di questi due uomini sobri, mamma Cecilia! Qualche mese fa Federico Simonato aveva pubblicato il libro Nervetti, di cui lei era tanto orgogliosa: una raccolta di racconti di “persone diverse”, ma comuni, dalla vita difficile in cui però il bene prevale sempre.

Cecilia Zannoni ha lasciato orfana un’intera comunità di genitori, che in lei non vedevano solo una figura competente che si occupava dei loro figli, ma anche una stampella emotiva nei momenti di sconforto, quando tutto sembrava difficile, in balia di una disabilità che massacra le giornate e che lei sapeva vedere in chiave diversa.
Sapeva sorreggerti, confortarti, farti sentire importante come genitore di un figlio con cui sembrava non ce la potessi fare. Quando eri a pezzi, con lei potevi non fingere: arrivava subito ad assicurarti che eri in grado, che sebbene fosse dura e spietata come prova di vita, ce la potevi fare. Dovevi crederci.

Ai funerali la chiesa era piena di persone in lacrime silenziose, che guardavano la bara ancora incredule. Poi lo sguardo si soffermava su Daniele e Federico, sulle decine e decine di educatori che avevano avuto il privilegio di incrociarsi con Cecilia Zannoni.
Da qui la speranza che tutto continuerà a vivere grazie a quanto seminato con dedizione e amore straordinario.

Natalia Bandiera

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