È una storia che torna, estate dopo estate. Una storia fatta di segnalazioni, proteste, notti disturbate e cittadini che continuano a metterci nome e faccia. A Thiene, alla piastra Miotto, nemmeno le telecamere intelligenti riescono a mettere un po’ d’ordine. “Sono il grande bluff” commentano con amarezza Diego Sartori e Francesco Carli che da anni ‘lottano’ per avere quel briciolo di tranquillità a casa propria.
Tecnologia sotto accusa
Nulla, come raccontano, è cambiato e piastra Miotto torna così al centro dell’attenzione: un luogo nato per essere uno spazio di aggregazione, ma che per alcuni residenti è diventato il simbolo di una promessa ancora da verificare. “Nel 1957 usciva il film ‘Il grande Bluff’, un film talmente accattivante e bello, che questa amministrazione ha deciso di riproporne la replica tutte le sere nella piastra Miotto in questa estate 2026- raccontano Diego e Francesco-Parliamo delle tanto decantate telecamere intelligenti in grado di distinguere una persona da un animale, pronte ad avvisare il personale preposto per intervenire tempestivamente”.
Telecamere accese, ma nessun intervento
Ma, secondo i cittadini che denunciano il problema, la realtà sarebbe diversa. Nessun allarme percepibile, nessun intervento immediato, nessuno stop alle presenze fuori dagli orari consentiti. E così, raccontano i residenti, la piastra Miotto continua a essere frequentata anche oltre i limiti stabiliti, in alcune occasioni durante la notte o nelle prime ore del mattino.

La domanda: “il servizio funziona davvero?”
Il punto sollevato non riguarda soltanto i rumori o i comportamenti di pochi, ma soprattutto l’efficacia di un servizio che era stato indicato come una risposta concreta al problema.
“Chi ha guadagnato se il servizio promesso non funziona?”, chiedono i cittadini. Una domanda che apre un fronte più ampio: quello della programmazione, della gestione e del controllo. “Perché il motivo di tante bugie nel vendere una cosa che non funziona? Ci ha guadagnato solo chi ha venduto le telecamere ? La mancanza del soggetto incaricato del trattamento dati sensibili non deve essere una scusante perché doveva essere programmato prima dell’installazione delle apparecchiature-aggiungono inoltre-questo sa molto di incapacità organizzativa e decisionale”.
E mentre qualcuno minimizza definendo certi episodi ‘solo ragazzate’ e chi invece chiede il rispetto delle regole, resta una sensazione diffusa tra alcuni abitanti: quella di non essere ascoltati. “Il problema non si risolve negandolo”, sostengono ancora Diego Sartori e Francesco Carli che ancora una volta hanno deciso di esporsi. ” Per qualcuno la soluzione delle problematiche sta nel non riconoscerle e negarle sempre: è l’atteggiamento di chi a paura e non vuole affrontarle anche dopo aver dettato le regole. Sembra che il diritto alla maleducazione sia ben tollerato da chi predica il contrario, le esigenze di molti prevalgono sui pochi che hanno il coraggio di lamentarsi è stato detto da qualche amministratore dimostrando l’incapacità di opporsi ai maleducati”.
“Non vogliamo lo scontro, ma risposte”
La loro richiesta, spiegano, non è uno scontro ma un confronto pubblico su un servizio annunciato come risolutivo e che, a loro giudizio, non starebbe dando le risposte attese. “Vogliamo portare a conoscenza del dormiente e omertoso quartiere della buffonata di tale servizio tanto pubblicizzato come soluzione nelle situazioni di maleducazione fuori orario”, concludono.
di Redazione AltovicentinOnline