Sono tre episodi ravvicinati. I protagonisti gli stessi e un copione che si ripete con una precisione inquietante. E’ un racconto che arriva diretto da dei bambini di 10 anni, raccolto dalla consigliera comunale Giulia Scanavin contattata dai genitori stessi. Due di loro sarebbero stati vittime, nel giro di 24 ore, di intimidazioni e atti di bullismo al parco ‘Fiamme Gialle’ di Thiene. Un terzo bambino, invece, sarebbe stato fermato con la pretesa di consegnare la bicicletta.Il tutto per mano di quelli che loro stessi si definiscono ‘maranza’: ragazzi poco più grandi delle vittime.
Un racconto difficile, carico di paura e tensione.”Uno dei piccoli, mentre ricostruiva quei momenti, non è riuscito a trattenere le lacrime”, spiega Scanavin che precisa: “inizialmente mi ha contattata il papà di uno dei due bambini, spiegandomi cosa era accaduto. Poi mi hanno fatto incontrare i bambini, per ascoltare tutto direttamente dalla loro viva voce”.
“Siamo i maranza, dacci i soldi”
Il primo episodio si sarebbe consumato sabato, la vigilia di Pasqua, nella zona della scuola Saugo. “I due bambini stavano camminando assieme, chiacchierando tranquillamente quando sono stati avvicinati da un gruppo composto da quattro coetanei, descritti come studenti delle scuole medie Ferrarin e che si sono presentati a loro definendosi ‘siamo i maranza’-spiega Scanavin- Li fermano e chiedono un euro a testa”.
Ma la situazione cambia rapidamente tono. Le richieste diventano insistenti. “Assurde, come la pretesa di una sigaretta elettronica o di un cellulare-continua la consigliera-Non contenti, i quattro, cominciano a insultarli e avere nei loro confronti degli atteggiamenti intimidatori. I due amichetti cercano di allontanarsi, ma il gruppetto li segue fino alla zona del negozio Lovisetto. Solo rifugiandosi all’interno di un negozio riescono a mettere fine a quel momento di paura: il gruppo si disperde e si allontana”
Il giorno di Pasqua al parco
Ma non finisce lì. Il giorno successivo, nel pomeriggio di Pasqua, “erano circa le 16.30”, al parco delle Fiamme Gialle. Ancora una volta i due bambini, ancora una volta il medesimo gruppo, o almeno così viene descritto. “I due piccoli, alla vista del gruppetto, esitano. Cercano di non attirare l’attenzione e giocano tra di loro. Cercavano spensieratezza ma hanno trovato angoscia-aggiunge Scanavin-Mi hanno raccontato che ad un certo punto sono arrivati altri maranza, cosi li hanno definiti: vanno da loro e li accusano di aver rubato dieci euro”. Un pretesto, secondo quanto raccontato, per costringerli ad aprire i borselli e mostrare il contenuto. “Anche se i due dicevano che non avevano rubato nulla, il gruppetto insiste. Quindi i bambini scappano e cercano rifugio a casa”.
L’aggressione e la fuga
Dopo una pausa, tornano al parco, “nella speranza che tutto fosse finito, che il gruppo di ‘maranza’, così si definiscono loro stessi, se ne fosse andato. Invece no” aggiunge Giulia Scanavin. E questa volta si passerebbe alle mani. “Li spingono con violenza mentre si trovano su una giostra. A quel punto scatta la richiesta d’aiuto e i genitori intervengono rapidamente. All’arrivo degli adulti, il gruppo si dilegua”.
Le segnalazioni alla polizia
Due episodi distinti, ma legati da un filo comune: la vulnerabilità dei più piccoli e un clima che, almeno per qualche ora, ha trasformato luoghi di incontro e gioco in spazi di tensione e paura. Resta ora da chiarire la dinamica precisa dei fatti e l’identità dei ragazzi coinvolti, cosa che i genitori auspicano fortemente e per questo, lo scorso 10 aprile, si sono rivolti alla Polizia Locale NeVi.
Sempre al Comando di via Rasa si sarebbe recata anche un’altra mamma, spiega ancora Scanavin; “raccontando di come il proprio figlio lo scorso 9 aprile sarebbe stato fermato sempre dai ‘soliti maranza’ sempre al Parco Fiamme Gialle, bloccandolo. Non volevano farlo passare se non consegnava loro la bicicletta. Il piccolo, per fortuna, è riuscito a scappare, tornando a casa terrorizzato”.
“Serve maggior controllo e attenzione”
“Ma una cosa emerge con forza-conclude la consigliera comunale di FdI- il bisogno di attenzione, di presenza e di controllo in quegli spazi che dovrebbero essere, prima di tutto, sicuri. Perché quando fatti simili riguardano bambini di dieci anni, non è mai una storia qualunque. Mi ha colpito molto che questi genitori abbiano deciso di contattarmi e di farmi ascoltare anche direttamente, dalla voce dei loro figli, quello che hanno vissuto. È qualcosa che mi tocca profondamente. Sapere che mi vedono come una persona che prende a cuore situazioni come queste, per me conta davvero tanto. Da tempo porto avanti in consiglio comunale battaglie sul tema della sicurezza, e questo, più che una soddisfazione politica, lo sento come un segnale di fiducia umana, che mi dà ancora più forza per continuare”.
Paola Viero