Un boato improvviso, la folla di studenti all’uscita di scuola e attimi di paura nel parcheggio davanti alle scuole superiori di Thiene. “Pensavo che un motorino si fosse schiantato, poi sono sceso e ho visto i danni alla mia auto”. L’esplosione di un petardo di grandi dimensioni a ridosso delle auto in sosta, con danni materiali evidenti. “Per fortuna non ha colpito persone”. Un gesto che avrebbe potuto avere conseguenze ben peggiori e che solleva forti preoccupazioni sulla sicurezza nelle scuole, che oggi attraversa l’intero Paese. Intanto, a Thiene, ci si chiede come sia possibile che uno studente, minorenne, possa entrare a scuola con un petardo dalle grosse dimensioni nello zainetto, un oggetto potenzialmente pericoloso, per poi utilizzarlo in un’area affollata da ragazzi e genitori.
Il racconto del padre: “pensavo a un incidente”
A raccontare quanto accaduto è Andrea, 38 anni, residente a Zugliano, che quel giorno stava aspettando la figlia all’uscita.“Erano circa le 13.10. Ero seduto dentro l’auto, nel parcheggio che c’è davanti all’Itis Chilesotti e al liceo Corradini. Mi sono chinato un attimo per prendere il telefono e ho sentito un forte boato-spiega-Subito pensavo che un motorino si fosse schiantato contro il muretto”. Poi lo sguardo alzato e la scena surreale: “davanti a me penzolava il computer di bordo che si è staccato per l’onda d’urto. Guardando oltre il parabrezza c’era un gran polverone: sono sceso e ho visto che il muso dell’auto era imbiancato”. Solo dopo si rende conto dell’entità dei danni: crepe evidenti sul paraurti. Un pezzo si è staccato e si ritrova anche un fanale scheggiato. Nell’esplosione sarebbe rimasta coinvolta, seppur in maniera più lieve, anche una seconda vettura, quella di una docente, come raccontano alcuni presenti.

Paura tra ragazzi e genitori. I danni
Attimi di panico, anche perché in quel frangente l’area era affollata di ragazzi e genitori. Una situazione che, se l’esplosione fosse avvenuta ad una distanza più ravvicinata, avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi. “Mi sono avvicinato a dei ragazzi, ho chiesto loro chi fosse stato ma nessuno mi rispondeva”. Un silenzio che sarebbe durato ben poco perché nel giro di pochi minuti arriva una pattuglia dei carabinieri. “Ho visto che altri ragazzi si sono avvicinati a loro, descrivendo il ragazzo che si vantava tra gli amici dicendo ‘che granata che ho lanciato’”. Si tratterebbe di un minorenne frequentante l’Itts Chilesotti.
I video girati dagli studenti nelle mani dei carabinieri
Ma non sarebbe finita qua. Determinanti per l’identificazione anche alcuni video, girati con i cellulari da altri studenti presenti in quel momento. Filmati che avrebbero aiutato, lì sul posto, i carabinieri a ricostruire quanto accaduto e a risalire all’autore del gesto. “Avrei voluto risolvere tutto in maniera pacifica-prosegue Andrea-perché non ho nessuna intenzione di rovinare la vita a un ragazzino. Venerdì i carabinieri hanno fotografato l’auto e mi avevano detto che si sarebbero fatti sentire”. Non ricevendo notizie, stamane contatta la scuola frequentata dal minorenne. “Ho chiamato il Chilesotti, ma vista la minore età del ragazzo non mi hanno voluto dire nulla. A questo punto mi vedo costretto a sporgere denuncia, anche se è davvero l’ultima cosa che vorrei-aggiunge-per fortuna il petardo ha colpito un’auto robusta ma se fosse esploso vicino a una macchina più piccola o, peggio, ai ragazzi che stavano uscendo da scuola, sarebbe potuta finire in modo più grave”.

Un campanello d’allarme da non ignorare
Intanto la notizia sta circolando rapidamente nelle chat scolastiche dei genitori, dove cresce l’inquietudine. In molti si interrogano su come sia stato possibile che un fatto simile si sia verificato proprio all’uscita da scuola e, soprattutto, su come un adolescente possa varcarne i cancelli con un oggetto che, per dimensioni e capacità distruttiva, viene definito da più parti come qualcosa di ben più pericoloso di un semplice petardo. “Un altro genitore, che ha competenze in materia, mi ha spiegato che un botto con un simile potere di deflagrazione o è un prodotto venduto esclusivamente a chi è in possesso di porto d’armi, oppure potrebbe trattarsi di un ordigno fatto in casa che necessita di polvere da sparo che solo chi ha il porto d’armi può comprare in armeria”. Saranno ora le verifiche dei carabinieri a stabilire con precisione di che tipo di materiale si trattasse.
La sicurezza nelle scuole torna al centro del dibattito
Domande che si inseriscono in un contesto nazionale già segnato da fatti di cronaca drammatici. La sicurezza nelle scuole italiane è tornata prepotentemente al centro del dibattito dopo episodi come la tragedia di La Spezia, dove uno studente ha accoltellato un compagno. Eventi che hanno acceso un confronto acceso anche a livello politico. In questo scenario, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha proposto l’introduzione di metal detector mobili, da utilizzare in modo mirato e non sistematico, solo in presenza di situazioni ritenute a rischio. L’obiettivo dichiarato è quello di intercettare armi e oggetti pericolosi senza trasformare le scuole in luoghi militarizzati, attraverso controlli occasionali, flessibili e affidati a personale formato, nel rispetto della privacy e della funzione educativa degli istituti.
“Ma la sicurezza non basta senza educazione”
Mentre l’episodio di Thiene, resta un campanello d’allarme che molti genitori chiedono non venga ignorato, l’AGe, associazione genitori della città di Schio, pone una riflessione che va aldilà dei controlli posti in essere da chi di dovere per tutelare gli studenti. Controlli, divieti e misure emergenziali, come metal detector o vigilanza, sono importanti, ma non risolvono il problema alla radice. La sicurezza va accompagnata da educazione, empatia e sostegno psicologico. La soluzione, secondo AGe Schio, deve passare da: educazione alle emozioni, al conflitto, al rispetto e alla responsabilità; maggiori risorse per supporto psicologico, formazione degli insegnanti e lavoro di rete con servizi territoriali e creazione di spazi di ascolto per studenti e famiglie. “Chiediamo con forza che la scuola non venga lasciata sola. Servono risorse stabili per il supporto psicologico, la formazione degli insegnanti, il lavoro di rete con i servizi territoriali. Costruiamo spazi di ascolto reali per studenti e famiglie, luoghi in cui il disagio possa essere nominato prima che esploda. Diamo vita ad alleanze educative vere, non solo dichiarate-scrivono in un comunicato stampa– Come genitori siamo chiamati a interrogarci anche sul nostro ruolo. Quale attenzione dedichiamo ai segnali di sofferenza dei nostri figli? Quanto tempo impegniamo ad ascoltarli? Qual è la qualità della relazione familiare? Non possiamo delegare tutto alla scuola, così come la scuola non può sostituirsi alle famiglie. La corresponsabilità educativa non è uno slogan: è una scelta quotidiana, faticosa ma necessaria” . Infine, AGe Schio ribadisce il suo impegno per una scuola come luogo di vita, speranza, confronto e futuro, non di violenza o paura.