Una passeggiata che si trasforma in un incubo. Un gesto normale che per una ragazza di 26 anni di Thiene si è spezzato lungo la ciclopedonale che porta a Zanè, domenica 19 aprile, quando un’aggressione ha rischiato di sfociare in un tentativo di violenza.
Il trauma e il racconto del padre
La giovane, ancora sotto shock, non riesce a ripercorrere quei momenti. Lo fa per lei il papà, F.P., perché come spiega: “è giusto che si sappia cosa succede”. E non a notte fonda, non in una strada isolata, ma su una ciclopedonale tra Thiene e Zanè. Alle sette di sera, quando la giovane esce di casa per fare una passeggiata. Cammina per una ventina di minuti. E’ tranquilla. Poi qualcosa spezza la sua spensieratezza. Ha la sensazione netta di essere seguita. Non un’impressione fugace, ma “una presenza costante alle spalle per almeno dieci minuti” racconta il papà: “decide allora di rallentare, di fermarsi. Fingendo di allacciarsi una scarpa per lasciare passare quell’uomo. Lui la supera, si allontana di una quindicina di metri. Poi si gira e torna indietro”.
L’aggressione
“Non era italiano, tra i 25 e 30 anni” specifica il padre della 26enne. Quest’individuo le si affianca e, all’improvviso e senza dire una sola parola, la aggredisce. Le palpa il sedere. Una mano pesante. Che non si ferma. Cerca di abbassarle i pantaloni, li afferra, prova a tirarli giù. Un attacco violento, rapido. Lungo una strada. “Mia figlia, per fortuna, ha avuto la prontezza di reagire-continua F.P.-Ha urlato con tutto il fiato che aveva”. Un grido che, apparentemente, evita il peggio. Perché sì l’uomo si allontana, ma non di molto. Cambia idea e cerca ancora di avvicinarla.
A quel punto la giovane scappa. “Si è messa a correre, mentre col telefono cercava di chiedere aiuto”. Il fiato corto, il terrore addosso. Riesce a raggiungere un’abitazione, suona il campanello. Una donna le apre. È la salvezza. “E’ stata accolta da questa signora e si è rifugiata in casa sua”. Chiamare noi genitori, mentre dalla finestra di quella casa vede ancora quell’uomo aggirarsi. Come se la stesse cercando.
“Mi sono subito precipitato da lei, mi ha raccontato quello che ha vissuto. Ho provato a girare il quartiere per capire chi fosse e abbiamo chiamato i carabinieri”. Una pattuglia raggiunge la casa, un’altra si mette sulle tracce dell’aggressore, racconta ancora il padre, mentre la figlia viene portata in ospedale e il giorno dopo, il lunedì, inizia il percorso di supporto psicologico e psichiatrico. “Martedì è stata fatta la denuncia formale in caserma dei carabinieri” precisa il padre.
“E se fosse stata una ragazzina?”
Il suo, è un racconto carico di rabbia e preoccupazione. “Sono fatti che non dovrebbero accadere. Mia figlia ha 26 anni ed è stata attenta, ha reagito, come le abbiamo insegnato. Ma se fosse capitato a una ragazzina di 15 o 16 anni? Cosa poteva succedere? Se si fosse paralizzata dalla paura come sarebbe andata a finire?”. Domande a cui è impensabile trovare risposte, troppo terribili anche solo da immaginare. E poi l’attacco, più ampio, di questo padre che si è trovato a stringere tra le braccia la figlia sconvolta. “La gente è stanca. Non si può avere paura di far uscire i propri figli. Lasciare libera una persona così significa esporre altre persone a un pericolo reale. Capisco che le forze dell’ordine abbiano le mani legate e che, dopo poche ore, questi soggetti siano di nuovo liberi. Ma lo Stato dovrebbe proteggerci, e così non è. Sono episodi che non dovrebbero mai verificarsi”.
I sospetti su altri episodi. “Un campanello d’allarme per tutti”
Secondo il padre, l’uomo potrebbe aver già aggredito altre due ragazze in centro a Thiene: “sempre domenica, ma il pomeriggio, costringendole a rifugiarsi in Galleria Garibaldi”. Inoltre, segnala: “a Thiene, nell’area dell’hotel Cuccari’s, chiuso, ci sono movimenti notturni sospetti, con un via vai di persone. Con torce, o luci di telefono, che spezzano buio”. Chi li controlla questi soggetti? Chi va a verificare se in quel stabile possa trovar posto balordi o malintenzionati?
Domande che restano sospese, mentre la comunità chiede risposte. E resta soprattutto un messaggio, chiaro e urgente: informare. “È giusto che le persone siano messe al corrente-dice ancora questo papà-soprattutto le ragazze che camminano da sole”. Perché quella di domenica sera non è stata solo una fuga. È stato un campanello d’allarme.
Sicurezza, niente via libera in consiglio: la maggioranza respinge le mozioni
Mercoledì 22 aprile, in consiglio comunale a Thiene si è discusso di sicurezza, tema portato dalla minoranza dopo alcuni recenti episodi di cronaca, tra aggressioni e rapine che hanno coinvolto anche giovani e minorenni. L’opposizione ha presentato due mozioni chiedendo più controlli, maggiore presenza sul territorio, l’introduzione del daspo urbano e percorsi di educazione alla legalità nelle scuole con la Polizia Locale.
Richieste che, tuttavia, non hanno trovato accoglimento da parte della maggioranza, nonostante proprio nel corso del dibattito la consigliera comunale di FdI, Giulia Scanavin, avesse riportato quanto vissuto dalla 26enne di Thiene.
“L’aggressione avvenuta domenica sera lungo il percorso tra Thiene e Zanè è un fatto di estrema gravità che non può essere né minimizzato né nascosto. Parliamo di un episodio che ha scosso profondamente la nostra comunità e che ha generato un sentimento diffuso di paura ed indignazione. Continuare a sostenere che ‘va tutto bene’ significa ignorare la realtà e il crescente senso di insicurezza che molti cittadini oggi percepiscono nella vita quotidiana-incalza Scanavin-Ancora più grave è la scelta della maggioranza e del sindaco di respingere in modo compatto le nostre mozioni, pensate proprio per affrontare questo tema e per offrire strumenti concreti di prevenzione e tutela. Un atteggiamento che appare distante, se non indifferente, rispetto a quanto sta accadendo e alle richieste che arrivano dalla città. In momenti come questi servirebbero responsabilità e collaborazione, non chiusura. In consiglio ho posto una domanda che ritengo fondamentale: se fosse accaduto a nostra figlia, come ci saremmo sentiti? E quale risposta ci saremmo aspettati dalle istituzioni? Di certo non ci saremmo attesi la completa chiusura dimostrata dalla maggioranza di Thiene di fronte a un tema così delicato e doloroso-conclude-Thiene oggi è una città ferita e merita risposte serie, non chiusure né superficialità. È necessario un cambio di passo immediato: più attenzione, più prevenzione e una presenza concreta sul territorio, soprattutto nelle aree più esposte e nei percorsi frequentati da giovani e donne. I cittadini hanno diritto a sentirsi tutelati, ascoltati e rispettati dalle istituzioni. Su questo non possono esserci ambiguità”.
Paola Viero
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