Centoventitré anni di storia e un futuro che potrebbe essere a rischio. È l’allarme lanciato su Facebook dalla sezione di Thiene del Tiro a Segno Nazionale, che punta il dito contro la riforma dell’Unione Italiana Tiro a Segno e, in particolare, contro l’articolo 8 del decreto di riordino. Il messaggio pubblicato sui social è inequivocabile: “Giù le mani dalle nostre sezioni”. Un appello che denuncia il timore di vedere compromessa l’autonomia delle realtà territoriali e il lavoro di chi, da oltre un secolo, le tiene in vita.
La denuncia
Secondo la storica sezione thienese, fondata nel 1903, la riforma rischia di compromettere il futuro di una realtà presente sul territorio da 123 anni. Un presidio sportivo e associativo che, denunciano i responsabili, potrebbe addirittura scomparire a causa delle nuove disposizioni. Nel post vengono chiamati in causa tutti coloro che ogni giorno garantiscono il funzionamento del poligono: presidenti, vicepresidenti, consiglieri, figure amministrative, istruttori e direttori di tiro. Persone che, viene sottolineato, operano molto spesso come volontari e rappresentano il cuore dell’attività quotidiana.

Cosa prevede la riforma
Al centro della protesta c’è il decreto-legge del 26 giugno, che all’articolo 8 ridisegna l’organizzazione dell’Unione Italiana Tiro a Segno. L’obiettivo dichiarato è quello di riorganizzare il sistema, separando le attività istituzionali da quelle sportive e centralizzando la gestione del patrimonio e degli impianti. Ma è proprio su questi aspetti che si concentra la contestazione delle sezioni territoriali. Secondo i critici della riforma, il nuovo assetto contabile consentirà all’UITS centrale di trattenere quote e proventi che finora rappresentavano una risorsa essenziale per garantire l’operatività quotidiana delle strutture locali, molte delle quali si reggono sul lavoro volontario e su bilanci costruiti con anni di risparmi. Tra i punti più contestati c’è anche l’introduzione della figura dell’ispettore UITS, che dovrà validare i corsi di addestramento. Secondo le sezioni, il relativo compenso – che potrebbe arrivare fino a 36 mila euro lordi all’anno – ricadrebbe interamente sui bilanci delle singole realtà territoriali, con un impatto economico ritenuto insostenibile da molte associazioni. L’UITS, dal canto suo, difende il riordino sostenendo che la riforma renderà più efficiente la gestione del sistema, uniformerà gli standard organizzativi e di sicurezza e consentirà una programmazione più efficace degli investimenti. Due visioni contrapposte che hanno aperto un duro confronto sul futuro del Tiro a Segno Nazionale e sul ruolo delle sue sezioni storiche.
Il caso arriva in Parlamento
Le contestazioni sono arrivate anche in Parlamento. Durante le audizioni alla Camera, rappresentanti del settore hanno chiesto modifiche all’articolo 8, giudicato troppo penalizzante per le sezioni territoriali. Il decreto è ancora in fase di conversione e il testo potrebbe essere corretto.
di Redazione AltovicentinOnline
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