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Schio. I laboratori industriali del Sentiero di Ecor attirano ricercatori da tutta Italia

 

di Federico Piazza

Un braccio robotico collaborativo sviluppato con la multinazionale del packaging alimentare Tetra Pak per analisi di prodotto e campionamenti in tempo reale sulla linea di produzione. Questo è solo uno dei più recenti risultati del centro di ricerca industriale Il Sentiero International Campus di Ecor International. Tra le tre sedi di Schio e Modena lavorano oltre 70 persone provenienti da tutta Italia, di cui il 30% donne, con elevate competenze Stem: dall’ingegneria (meccanica, meccatronica, informatica, elettronica, elettrica, materiali) alla chimica, dalla fisica alla matematica. Il direttore del Campus, Nicola Pozzan, ingegnere meccanico entrato in Ecor 20 anni fa, spiega cosa rende particolare e attrattivo lavorare all’intersezione tra ricerca sperimentale accademica e ricerca & sviluppo aziendale.

Come descriverebbe Il Sentiero International Campus?

«Siamo lo spin-off di una realtà manifatturiera scledense nel campo della componentistica e della saldatura industriale, Ecor International. Colleghiamo il mondo della ricerca sperimentale, che in genere si fa nelle università e nei centri di ricerca istituzionali, e il mondo dell’industria, collaborando con diversi atenei di italiani, in particolar modo veneti ed emiliani, da cui siamo comunque totalmente indipendenti».

Quali sono le vostre principali aree di attività?

«Siamo praticamente un unicum in Italia. La nostra anima è innanzitutto legata all’automazione industriale, quindi meccanica e meccatronica, in diversi settori: confezionamento alimentare, produzione di farmaci, automotive, aerospazio, difesa, biomedicale, tecnologie energetiche. Abbiamo inoltre sviluppato una forte competenza nello sviluppo dei materiali avanzati (metallici, polimerici, ceramici) con proprietà adeguate a impieghi in ambienti molto aggressivi, come per esempio corrosione e movimenti ad alta velocità. Inoltre, ci siamo specializzati nell’ingegneria dell’affidabilità, ovvero lo studio della capacità di un sistema o di un componente di compiere la funzione richiesta, che aiuta a prevedere quale sarà la durata della sua vita. Utile quindi per la manutenzione predittiva degli impianti industriali. In questo ambito progettiamo e costruiamo banchi prova, che riproducono l’ambiente, il funzionamento e lo stress a cui componenti, sistemi o sottosistemi sono sottoposti nella realtà, e per alcuni clienti eseguiamo esternamente i test e l’analisi statistica dei risultati».

Quanti siete e cosa fate a Schio?

«A Schio siamo una quarantina e operiamo in ambito ingegneristico: progettazione meccanica, automazione, software, costruzione di prototipi e banchi prova. Per la stragrande maggioranza laureati e diplomati ITS in materie tecnico-scientifiche, anche da fuori regione».

Non è facile trovare e attrarre ingegneri, chimici, fisici e matematici. Come fate?

«Come dicevo, per il tipo di ricerca industriale che facciamo siamo quasi senza competitor nazionali. E questo aiuta. L’attività di ricerca & sviluppo interna a un’azienda manifatturiera tende a essere focalizzata nel tempo su prodotti e mercati simili. Da noi invece varia moltissimo. Ogni ricercatore lavora parallelamente su più progetti diversi, la cui durata media è tra i sei e dodici mesi. E il progetto successivo sarà qualcosa di completamente nuovo. Cionondimeno, non è banale trovare i profili richiesti, anche perché abbiamo sempre posizioni aperte. Per intercettare i candidati migliori supportiamo percorsi ITS, raccogliamo tesi di laurea, attiviamo dottorati o assegni di ricerca universitari. Inoltre, ci sono i dottorati industriali che permettono di specializzarsi all’università dopo essere entrati in azienda».

Operate anche all’estero?

«Certamente. Oltre ad avere come clienti diverse multinazionali, partecipiamo a bandi di finanziamento Ue per la ricerca, entrando in contatto anche con grosse realtà universitarie e di ricerca europee. Questo ci permette di investire direttamente nel nostro know-how interno e di fare networking internazionale».

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