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Export corre, produzione in rosso. L’industria vicentina schiacciata dai rincari

Le imprese vicentine riescono a vendere sempre di più fuori dall’Europa, ma guadagnano sempre meno da quello che producono. È il paradosso che emerge dall’ultima fotografia della manifattura berica: export extra-Ue in forte crescita (+7,7%), materie prime sempre più care (+7%) e produzione industriale nuovamente in territorio negativo (-0,5%). Dietro il dato positivo delle vendite internazionali si nasconde una fragilità che rischia di pesare sulla capacità delle aziende di investire e crescere.

Export in crescita, ma il mercato interno arretra
A fotografare la situazione è la 173esima indagine congiunturale di Confindustria Vicenza, relativa al terzo trimestre 2026. Il dato più evidente è il balzo delle esportazioni verso i Paesi extraeuropei, che ribaltano il -1,5% del trimestre precedente. Anche il mercato comunitario tiene, con un incremento dell’1,9%. Ma in Italia la domanda arretra: il fatturato interno scende dello 0,9%, dopo il +3,7% registrato in primavera.

Materie prime più care, margini sotto pressione
Il problema, però, non è soltanto vendere. È quanto resta nelle casse delle imprese dopo aver pagato i costi. Le materie prime rincarano del 7%, mentre i prezzi dei prodotti finiti aumentano appena del 4%. Tre punti percentuali di differenza che raccontano la pressione sui margini: una parte consistente degli aumenti resta infatti sulle spalle delle aziende, che faticano a trasferirli sui clienti.
La produzione torna in negativo
E mentre l’export corre, la produzione frena. Dopo il timido ritorno alla crescita del trimestre precedente (+1,1%), la manifattura vicentina registra un nuovo -0,5% su base annua. Una flessione contenuta, ma sufficiente a ricordare che la ripresa è tutt’altro che consolidata. Non arrivano segnali incoraggianti nemmeno dagli ordinativi: il 29% delle imprese segnala un aumento, il 34% una diminuzione e il 37% una situazione stabile. Il saldo torna negativo a -5 punti, contro i +3 del trimestre precedente. L’occupazione, intanto, resta sostanzialmente ferma, con una lieve contrazione dello 0,2%.
Confindustria chiede meno costi e burocrazia
La presidente di Confindustria Vicenza, Barbara Beltrame Giacomello, riconosce che il nodo è proprio la redditività: “Non basta riuscire a vendere sui mercati internazionali se poi una parte crescente del valore generato viene assorbita dall’aumento dei costi. È una situazione che non può protrarsi all’infinito”. Da qui la richiesta di energia a prezzi sostenibili, meno burocrazia, tempi certi per gli investimenti e regole europee che non penalizzino le imprese rispetto ai concorrenti extra-Ue. L’associazione propone inoltre di fare di Vicenza un laboratorio nazionale di semplificazione.

di Redazione AltovicentinOnline

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