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Industria vicentina, la produzione cala da 3 anni consecutivi: “Serve Valdastico Nord”

L’industria vicentina chiude il primo trimestre 2026 ancora in territorio negativo. La 171ª indagine congiunturale di Confindustria Vicenza rileva una contrazione della produzione industriale dell’1,7%.

Il dato peggiora rispetto al quarto trimestre 2025, quando la produzione era a -0,2%, e rispetto al primo trimestre 2025, chiuso a -0,7%.

Il dato conferma una tendenza ormai strutturale: da tre anni consecutivamente le imprese vicentine si trovano a fare i conti con una produzione industriale con il segno meno. Non si tratta più di una fase congiunturale isolata, ma di una debolezza prolungata che coinvolge produzione, vendite e ordinativi.

Alcuni fattori sono evidentemente fuori dal controllo delle imprese e della politica nazionale, a partire dalle guerre, dalle tensioni geopolitiche e dai rischi sulle rotte commerciali internazionali”, commenta Barbara Beltrame Giacomello, presidente di Confindustria Vicenza. “Ma proprio perché una parte dello scenario non dipende da noi, su tutto ciò che invece possiamo governare non ci sono più alibi. Il tempo delle attese, delle promesse e delle parole è finito”.

L’indagine evidenzia una contrazione del mercato interno del 3%, dopo il -0,2% del trimestre precedente e il +1,3% di un anno fa. Le vendite verso l’Unione Europea risultano sostanzialmente stabili, con una variazione comunque negativa (dello -0,2%), mentre le vendite extra UE diminuiscono del 3,5%, invertendo il dato positivo del trimestre precedente.

Questi numeri dicono una cosa semplice: in queste condizioni la nostra economia e i posti di lavoro non reggeranno ancora per molto. La debolezza del mercato interno, colpito più di altri dall’inflazione dovuta in primis ai costi energetici, e l’incertezza globale stanno riducendo gli spazi di manovra delle imprese”, prosegue Beltrame Giacomello. Se vogliamo evitare che la manifattura vicentina ed europea perda ulteriore terreno e si arrivi a quella desertificazione industriale che andiamo denunciando da tempo, bisogna intervenire sulle condizioni che rendono possibile produrre, investire e competere”.

Tra le priorità indicate da Confindustria Vicenza c’è il tema dell’energia. “Serve un programma di medio e lungo periodo, tradotto in misure operative e verificabili. Le imprese hanno bisogno di sapere quale sarà il quadro energetico dei prossimi anni: costi, approvvigionamenti, autorizzazioni, infrastrutture. Vale anche per il nucleare: non possiamo permetterci altri vent’anni di discussioni per poi scoprire che servono altri vent’anni per costruire una centrale. Se una scelta è strategica, va preparata adesso, con serietà, competenze e tempi compatibili con la vita dell’industria. E serve un coordinamento europeo vero per un mercato unico dell’energia che si affianchi ad un mercato unico dei capitali”.

Altro nodo centrale è la burocrazia. Dopo la proposta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, all’Assemblea di Confindustria, di aprire un lavoro comune per la riforma della burocrazia, Confindustria Vicenza chiede che quel percorso parta subito da alcuni dossier concreti: “La disponibilità annunciata dalla presidente Meloni ad aprire un lavoro comune sulla burocrazia è un passaggio che consideriamo positivo e che va raccolto subito”, sottolinea Beltrame Giacomello. “Ora però la differenza la faranno il metodo e il calendario. Servono pochi dossier prioritari, responsabilità definite e scadenze pubbliche. La semplificazione non può restare una categoria generale: deve diventare riduzione reale dei tempi, delle autorizzazioni duplicate e dell’incertezza che oggi blocca gli investimenti”.

Il primo banco di prova sono le infrastrutture energetiche, aggiunge Beltrame Giacomello. “Fotovoltaico, nucleare, reti e impianti di stoccaggio necessari alla sicurezza energetica e alla competitività industriale non possono rimanere prigionieri di procedure indefinite. Se un investimento richiede tempi incompatibili con la vita delle imprese, non è solo un problema amministrativo: è un problema competitivo”.

Confindustria Vicenza richiama anche il tema degli incentivi agli investimenti. “I decreti attuativi sull’iperammortamento non possono più aspettare, aggiunge la presidente. “Annunciare misure e lasciarle ferme nei passaggi attuativi significa congelare decisioni industriali. Le imprese programmano macchinari, tecnologie, impianti e competenze sulla base di tempi reali. Ogni ritardo riduce investimenti, produttività e capacità di competere”.

Nel quadro delle infrastrutture territoriali, Confindustria Vicenza torna inoltre sulla Valdastico Nord. “Alla Regione chiediamo di avviare l’iter. Non c’è più tempo”, dichiara Beltrame Giacomello. “La competitività di un territorio manifatturiero dipende anche dalla possibilità di muovere merci, persone e produzioni in modo efficiente. Ogni rinvio pesa sulle imprese e sul territorio”.

Il quadro occupazionale, pur in presenza di una produzione debole, resta stabile: il 61% delle imprese segnala organici invariati, il 20% un aumento e il 19% una riduzione. Ma per Confindustria Vicenza la tenuta dell’occupazione non può essere letta come un segnale sufficiente di solidità.

Le imprese stanno tenendo, ma non possono farlo indefinitamente se produzione, ordini e margini restano sotto pressione”, conclude Beltrame Giacomello. “Senza industria non ci sono salari più alti, non c’è welfare sostenibile, non c’è autonomia economica. La responsabilità oggi è distinguere ciò che non possiamo controllare da ciò che possiamo finalmente decidere. Su energia, burocrazia, incentivi e infrastrutture non servono altre parole: servono atti”.

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