La carenza cronica di personale sanitario sta mettendo a dura prova le aziende Ulss vicentine, compromettendo la sicurezza degli operatori e la qualità dell’assistenza. A denunciare una situazione ormai giunta al limite dell’emergenza è Nursing Up Veneto, che per voce del referente regionale Guerrino Silvestrini chiede risposte concrete e immediate alla Regione in vista dell’importante incontro sindacale fissato per il 21 settembre.
Le criticità più gravi si concentrano nell’Ulss 7 Pedemontana e nell’Ulss 8 Berica, dove la grave scarsità di professionisti viene affrontata con soluzioni tampone che pesano interamente sulle spalle dei lavoratori. Particolarmente drammatica è la condizione delle ostetriche all’ospedale di Asiago: per mantenere in vita un punto nascita che registra appena 45 parti all’anno a fronte dei 500 richiesti dagli standard ministeriali, si è deciso di far ruotare il personale assegnato all’ospedale di Bassano e Santorso.
Commenta Guerrino Silvestrini di Nursing Up Veneto: «Questa organizzazione costringe le professioniste – molte delle quali giovani mamme – a pesanti trasferte verso l’Altopiano, a turni e a una pronta disponibilità che spesso le obbliga a pernottare fuori casa. Un quadro che entrerà a pieno regime a ottobre con l’avvio del progetto di un “megaturno” previsto per le ostetriche. Sostituire una programmazione strutturata con lo spostamento continuo di operatori da un territorio all’altro non fa che aggravare il disagio psicofisico e familiare di chi lavora. Anche l’ipotesi di sette nuove unità alla Ulss 7 Berica, se confermata, non può essere considerata una risposta sufficiente rispetto alla dimensione delle criticità. Il territorio ha bisogno di una programmazione organica, non di interventi numericamente insufficienti rispetto ai vuoti esistenti».
A preoccupare il sindacato è quindi il progetto di “megaturno”, la cui partenza è prevista per il 1° ottobre. È previsto un riconoscimento di 60 euro per viaggio verso l’Altopiano, per il disagio che le ostetriche rifiutano, mentre Nursing Up annuncia assemblee sindacali nei primi giorni di ottobre per approfondire l’organizzazione concreta del servizio ed eventualmente intervenire a tutela delle lavoratrici.
Particolarmente delicata, secondo il sindacato, anche la situazione alla Ulss 8 Berica di Vicenza, dove le difficoltà organizzative per le carenze di personale hanno portato a ventilare la proclamazione dello stato di agitazione unitariamente alle altre sigle sindacali.
La logica del “tappabuchi” non risparmia nemmeno la rete delle Case di Comunità. Il sindacato evidenzia come il personale venga continuamente spostato da una sede all’altra pur di garantire l’apertura dei servizi: una pratica che non crea nuova assistenza territoriale efficiente, ma si limita a spostare la voragine da un reparto all’altro.
«Ci viene segnalato il caso di operatori spostati da una sede all’altra per garantire l’apertura dei servizi. Se una Casa di Comunità viene fatta funzionare sottraendo personale ad altri servizi, non stiamo creando nuova assistenza territoriale: stiamo semplicemente spostando il problema» rileva Gabriele Bergamin, referente provinciale Nursing Up Vicenza.
Alla luce di questo scenario, Nursing Up Veneto ribadisce che nel confronto con la Regione del 21 settembre si dovrà anche discutere da un’analisi rigorosa e reale dei numeri. Viene richiesto alla Regione di verificare attentamente il bilancio tra assunzioni e cessazioni per ogni Azienda sanitaria, di rivedere i tetti di spesa che bloccano le assunzioni e di procedere rapidamente allo scorrimento delle graduatorie aperte. Le strutture dell’Altopiano, i reparti ospedalieri e i servizi territoriali non possono reggersi sulle emergenze quotidiane e sui sacrifici straordinari del personale.