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La Befana del 1911 portò l’azzurro allo sport italiano

K.O. a Budapest con l’Ungheria e la rivincita a Milano

La seconda apparizione ufficiale dell’Italia fu giovedì 26 maggio 1910 sulle rive del Danubio, dove i forti magiari della duplice monarchia asburgica, allora alleata del Regno d’Italia, si imposero al Millenaris Sporttlep di Budapest gremito da 12.000 spettatori con un secco e bruciante 6-1. Era la prima trasferta dell’Italia, e fu un viaggio avventuroso, con un errore di itinerario, lo spirito della scampagnata di Attilio Trerè, difensore dell’Ausonia (ma era pure portiere e centrocampista) che si era portato in valigia pane, salumi e formaggi, e addirittura il terzino del Milan Renzo De Vecchi sceso in campo con le scarpe da passeggio invece che quelle bullonate. Tirava aria di rivincita che venne fissata all’Arena Civica di Milano per il 6 gennaio. Con una novità, pare ispirata dal mosaico sul pavimento della Galleria Vittorio Emanuele Il, con lo stemma dei Savoia, progettata dall’architetto Giuseppe Mengoni. La bandiera del Regno di Sardegna era azzurra e al centro lo scudo rosso con la croce bianca. Quando nel 1848 Carlo Alberto sulla spinta risorgimentale aveva adottato il tricolore, sul bianco era stato posizionato lo stemma della sua dinastia che aveva conservato l’incorniciatura azzurra. L’intuizione era stata proprio quella di adottare l’azzurro come colore per la nazionale italiana di calcio. Uno sport che stava rapidamente prendendo piede, ma per popolarità non era ancora ai livelli del ciclismo e dell’automobilismo, tant’è che la partita d’esordio aveva avuto sui giornali un’eco decisamente minore rispetto alle discipline più seguite.

Poca fortuna all’esordio ma da allora una lunga serie di trionfi

L’eredità storica: religiosa, militare, monarchica e repubblicana

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