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I fantasmi del passato e gli scontri di oggi: nella politica italiana il nemico è sempre dalla stessa parte

di Nicola Perrone

Ora come allora, la politica è un’arena affollata di traditori e nemici interni. Certo, gli anni passano e il contesto cambia, ma se guardiamo a questa campagna elettorale appena iniziata — dove tutti sono già sul piede di guerra e con il nemico da abbattere-  — non possiamo non avvertire un senso di già visto. In questi giorni il calendario sovrappone gli anniversari della scomparsa di tre giganti della politica italiana, tre leader che sono stati capaci di conquistare e coinvolgere milioni di persone: Enrico Berlinguer, il segretario del PCI morto l’11 giugno del 1984 in seguito all’ictus che lo colpì sul palco di un comizio a Padova qualche giorno prima; Giorgio Almirante, leader del MSI, che traghettò l’eredità del fascismo dentro i binari della democrazia repubblicana, morto il 22 maggio 1988; Silvio Berlusconi, scomparso il 12 giugno 2023, il fondatore di Forza Italia, partito costruito in pochi mesi per sbarrare la strada ai ‘comunisti’, che poi vinse le elezioni e governò l’Italia diventando per molti anni una forza determinante. Come sempre, la memoria divide.

Oggi la scena è diversa, forse sembra più civile, ma dietro le quinte lo scontro è feroce. E da qui alle prossime elezioni politiche ne vedremo delle belle. Ha iniziato la premier Giorgia Meloni, che nelle sue comunicazioni alla Camera per il vertice UE ha già individuato il nemico più insidioso, ed è alla sua destra: il generale Roberto Vannacci. Spinto dai sondaggi e circondato da già tante “sporche dozzine” di fedelissimi, il generale si è autoproclamato paladino della “vera destra”, accusando Fratelli d’Italia di essersi piegata ai compromessi del potere. E sondaggi alla mano, se la presidente del Consiglio non lo riporterà a casa, rischia di far perdere il centrodestra. Ma non stanno meglio nel centrosinistra. Le opposizioni, per ora, camuffano le loro rispettive pretese sotto la comune battaglia contro Meloni e compagnia, ma man mano che la scadenza elettorale si avvicinerà, i nodi verranno al pettine e scioglierli farà male. La differenza rispetto al passato? Oggi il “popolo” è meno ideale. Più che ai valori etici sembra guardare soprattutto a quelli che si incassano. Ma la voglia di veder scorrere sangue politico, quella, è rimasta la stessa.

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