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«L’inflazione è al 5%». E allora perché al supermercato sembra di spendere molto di più?

a cura dell’avvocato Angelo Greco
La domanda è legittima. La risposta sta in ciò che quel numero misura: l’aumento medio dei prezzi rispetto a un anno fa. Gli aumenti precedenti sono già dentro il prezzo da cui parte il confronto. E noi continuiamo a pagarli.
Se una spesa passa da 100 a 120 euro e l’anno dopo aumenta del 5%, arriva a 126 euro. L’inflazione dell’ultimo anno è il 5%. Ma per comprare le stesse cose servono 26 euro in più rispetto all’inizio.
Il conto delle famiglie non riparte da zero ogni gennaio.
L’indagine Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore rileva rincari percepiti del 13,3%, contro il 5,4% misurato dall’Istat a ottobre. Attenzione: il dato percepito è una valutazione degli intervistati, non un indice alternativo. Racconta però una difficoltà che merita ascolto.
Poi c’è la media. Ogni famiglia ha il proprio bilancio: chi deve destinare quasi tutto a spesa, casa e bollette ha poco spazio per assorbire nuovi rincari. Puoi rimandare un acquisto. Mangiare e riscaldarti è un’altra questione.
Se il reddito non tiene il passo, la differenza viene fuori dalle rinunce. Compri meno, scegli altro, consumi i risparmi. Nell’indagine, il 52% degli intervistati ha già cambiato le proprie abitudini di spesa.
E quando senti dire che l’inflazione rallenta, ricorda: significa che i prezzi crescono più lentamente. Per farli scendere serve una diminuzione dei prezzi.
Le statistiche servono. Ma servono anche redditi adeguati, prezzi trasparenti e controlli sulle pratiche scorrette. Alle famiglie interessa poter pagare la spesa senza chiedersi ogni volta cosa lasciare alla cassa.
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