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Natalino Balasso contro la polemica nata dalle parole di Bonaccini: “Gli ignoranti hanno diritto di esistere, il tema è un altro”

Una frase estrapolata da un ragionamento più ampio, una risposta della presidente del Consiglio, una controreplica, l’intervento del centrodestra e infine quello, decisamente più caustico, di Natalino Balasso. La polemica nata dalle parole di Stefano Bonaccini sul profilo dell’elettorato di destra continua ad alimentare il dibattito politico e mediatico.

Tutto nasce da un intervento di Bonaccini, nel quale il presidente del Partito democratico, ragionando sulle difficoltà della sinistra nel recuperare consenso tra i ceti popolari, ha osservato che negli ultimi anni il voto alla destra, in Italia e in altri Paesi occidentali, è arrivato in misura maggioritaria da persone con meno titoli di studio, con maggiori difficoltà economiche e residenti nelle aree interne, nelle campagne e nelle periferie. Il riferimento, secondo Bonaccini, non era a una presunta inferiorità degli elettori di destra, ma a un fenomeno elettorale che la sinistra dovrebbe analizzare per capire perché abbia perso il rapporto con una parte del proprio storico elettorato.

La reazione di Meloni

Le parole di Bonaccini hanno però provocato la reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha rilanciato il video dell’intervento sui social accusando il dirigente dem di considerare ignoranti gli elettori di centrodestra. «Quelli che votano per loro sono cittadini colti, consapevoli e intelligenti, mentre quelli che votano per noi sarebbero ignoranti da compatire, quando non da rieducare», ha scritto Meloni, sostenendo che gli italiani che scelgono la destra lo facciano sulla base della propria esperienza concreta e non del titolo di studio. La premier ha poi contrapposto all’analisi di Bonaccini un’altra lettura: secondo Meloni, gli elettori di destra avrebbero «studiato sulla loro pelle» le conseguenze delle politiche della sinistra, citando sicurezza, periferie e controllo dei confini.

La replica: «Ho parlato di un problema della sinistra»

Bonaccini ha replicato sostenendo che la frase rilanciata dalla premier fosse stata estrapolata dal contesto. «Hanno estrapolato una frase da un ragionamento più complessivo», ha spiegato intervenendo su La7. Il presidente del Pd ha ribadito che i dati elettorali mostrano una maggiore propensione al voto per la destra tra alcune categorie sociali, precisando però che questo «non vuol dire che non ci siano plurilaureati che votano la Lega, Fratelli d’Italia o Vannacci». Il punto, secondo Bonaccini, era un altro: «Io l’ho detto come problema per la sinistra». L’obiettivo sarebbe quello di interrogarsi sulla perdita di consenso tra le fasce economicamente più fragili e tra coloro che hanno avuto minori opportunità di studio, tornando a costruire una sinistra «più popolare». La polemica, tuttavia, non si è fermata.

Sallusti: «Il problema non è che non ha studiato»

Tra le reazioni più dure è arrivata quella di Alessandro Sallusti, che ha contestato alla radice l’associazione tra livello di istruzione e capacità individuali. Il direttore di Libero ha sostenuto che «non c’è nessuna correlazione tra titolo di studio, talento, capacità, serietà», osservando come possano esistere tanto laureati incapaci quanto persone prive di laurea dotate di grandi capacità. Una replica che, nel dibattito pubblico, ha finito per modificare ulteriormente il terreno dello scontro: dalla fotografia sociologica dell’elettorato si è passati alla contrapposizione tra laurea, cultura, intelligenza e ignoranza. Ed è proprio su questo passaggio che interviene ora Natalino Balasso.

Balasso: «Il dibattito non era questo»

In un lungo intervento, l’attore e scrittore contesta innanzitutto che il tema originario fosse stabilire se sia «meglio essere colti ma stupidi o intelligenti ma ignoranti». Per Balasso, il problema nasce quando un’analisi statistica sul comportamento elettorale viene trasformata in un giudizio sulla dignità o sull’intelligenza delle persone.

La sua critica è rivolta soprattutto a quello che considera un cambio di argomento: Bonaccini stava parlando, secondo Balasso, del rapporto tra la sinistra e alcune fasce dell’elettorato; la polemica avrebbe invece trasformato le sue parole in un’accusa secondo cui chi vota a destra sarebbe ignorante. «Il dibattito non era questo e, ovviamente, in questo paese per ignoranti, è diventato una barzelletta», scrive Balasso. Il passaggio più significativo riguarda proprio la distinzione tra istruzione e intelligenza. Una persona può non avere titoli di studio elevati e possedere comunque capacità di analisi, esperienza e intelligenza. Allo stesso modo, sostiene Balasso, una laurea non rappresenta automaticamente una garanzia di intelligenza. «I titoli di studio, che non sono titoli d’intelligenza», è il concetto attorno al quale ruota il suo ragionamento.

«Gli ignoranti hanno diritto di esistere»

Balasso precisa anche di non voler trasformare l’ignoranza in una colpa. «Gli ignoranti hanno diritto di esistere», afferma, aggiungendo però che una cosa è difendere la dignità delle persone e un’altra è «elevare l’incultura e il disagio a elementi di vanto e di dignità». La distinzione è sottile ma centrale: non avere studiato non significa essere inferiori; considerare la mancanza di cultura un valore in sé è un’altra cosa. Da qui la sua definizione dell’intelligenza come capacità anche di riconoscere i propri limiti: «L’intelligente, se è ignorante, lo capisce, lo stupido no».

Il timore per il voto

Nella parte conclusiva Balasso allarga il discorso dalla polemica politica alla qualità del dibattito democratico. Il suo timore, scrive, non riguarda «i titoli di studio, che non sono titoli d’intelligenza», ma la presenza di «tanti citrulli in giro». Il riferimento è a chi non si limita a essere poco istruito, ma non riesce,  o non vuole,  comprendere la complessità delle questioni e finisce per farsi guidare da slogan, contrapposizioni e polemiche costruite sul fraintendimento. Ed è qui che torna il tema dello spostamento del dibattito. Per Balasso, cambiare argomento può essere una precisa tecnica retorica, ma può anche essere semplicemente incapacità di capire il problema originale.

«Spostare il tema del dibattito, può sembrare un’arte, ma può essere anche segno di citrulleria», conclude Natalino Balasso.

di redazione AltovicentinOnline

 

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