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Pensieri in libertà. “E se il prossimo bersaglio fossimo noi?”

Caro giornale,
il mondo sta cambiando, e questo è un dato di fatto. Non mi riferisco solo al clima, nonostante le falsità fatte circolare da chi non ha abbastanza sale in zucca o cuore per rendersi conto che la faccenda è seria: stiamo cambiando il clima e dobbiamo preoccuparci non solo per il pianeta, ma anche per noi.
Cambiano anche le persone, quelle che ogni mattina si alzano e vanno a lavorare cercando di portare a casa il pane. Un tempo il lavoro dell’uomo era sopravvivere e, per farlo, bisognava cacciare. Ma quella caccia era vera, rispettosa, fatta per permettere ai propri cari di riempirsi lo stomaco e andare avanti. L’uomo aveva un posto nel mondo e ne faceva parte. Oggi lo ha dimenticato.
Ne è un esempio il DDL ancora in discussione alla Camera, definito «sparatutto» dagli enti ambientalisti per la brutalità che promette. Non ci sarà rispetto, ma solo violenza senza giustificazione: più specie cacciabili, l’uso di richiami vivi (che condanna alla prigionia e alla tortura animali indifesi, usati per attirarne altri verso la canna delle doppiette) e periodi di caccia più lunghi.
Quando dico che il mondo cambia non scherzo: in India stanno tornando le tigri e in Cina i panda, da sempre simbolo delle specie in via di estinzione, sono in aumento. Nel nostro amato stivale, scrigno di biodiversità, bellezza, cultura, arte e menti brillanti fin dal passato, si va invece controcorrente. Si sacrifica la vita degli animali per offrire a un pugno di individui annoiati e senza un briciolo di rispetto qualcosa di cui parlare alle feste o un rivoltante trofeo da appendere alle pareti di casa.
Le statistiche parlano chiaro, e Greenreport lo riporta: il 67% degli italiani non vuole questo scempio. Sono persone comuni che ogni giorno, come chiunque altro, si alzano dal letto e vivono la propria vita. Il Senato, invece, con 80 voti ha trovato buono e giusto approvare il DDL caccia, come se il parere del popolo non contasse nulla, come se la vita animale non contasse nulla.
A questo punto sorge una domanda. Quando ogni animale selvatico in Italia sarà stato abbattuto, contro chi punteranno le loro doppiette questi cacciatori, spacciati come bioregolatori, in modo tanto arrogante quanto sciocco, da chi parla solo per dare fiato alla bocca? Forse contro chi è diverso da loro? E se sì, chi ci assicura che non saremo proprio noi a finire davanti a un fucile, dato che ognuno, in questo mondo bellissimo ma rovinato dall’operato di pochi, è diverso a modo suo?
M.
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