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“Una con quel corpo non è un’atleta, dovrebbe dimagrire”, gente che pensa con il glande

di Lorenzo Gasparrini
Questa è la versione più “educata” possibile dei recenti insulti che ha ricevuto una campionessa internazionale di ginnastica artistica italiana. Questo tipo di insulti non sono certo una novità: in larga maggioranza le donne che hanno, per motivi professionali, il loro corpo molto esposto – sportive, artiste, politiche, giornaliste, attiviste, etc. – ricevono moltissimi attacchi al loro corpo: la forma, il colore, se e come è coperto o scoperto, i segni del tempo.
Il motivo di questi attacchi è semplice: non potendo avere altri mezzi per mettersi a livello di una persona, la si abbassa al proprio livello grazie all’unica cosa in comune: il corpo. Non avendo in comune le capacità e le competenze sviluppate e dimostrate, il carattere necessario per affermarsi, la storia personale particolare, si attacca il dato elementare e comune: il corpo. Gli strumenti per attaccare il corpo, specialmente di una donna, sono lì da secoli, messi a disposizione da una cultura patriarcale che non riconosce mai caratteristiche ma solo gerarchie.
Quindi ti insulto perché hai vinto una medaglia ma sei grassa, hai stabilito un record mondiale con la divisa del mio paese ma sei nera, fai film di successo ma sei brutta, canti come una divinità ma sei troppo secca, scrivi benissimo ma sei una racchia, ispiri generazioni ma appari sempre trasandata, sei competente ma troppo bassa, giochi benissimo ma ti trucchi troppo.
Che sia chiaro: sono insulti anche i finti complimenti che esprimono inadeguatezza: troppo bella per fare…, troppo competente per fare… E lasciamo perdere gli stereotipi sessisti sulle professioni o sulle disabilità.
Avere un corpo è la base comune degli esseri umani, nonché il luogo politico più frequentato per creare gerarchie violente e disumanizzanti. Qualcosa che i femminismi ci stanno raccontando da secoli, ma che molti e molte preferiscono non ascoltare, perché una gerarchia sarà sempre più comoda di una consapevolezza.
Però farà sempre molto più male.
Lorenzo Gasparrini nasce a Roma nel 1972. Durante gli studi di filosofia, il dottorato e una breve carriera accademica in diverse università del centro Italia incontra testi e protagoniste dei femminismi, e dopo aver iniziato un percorso di profonda critica personale, si dedica alla divulgazione di argomenti di genere, soprattutto rivolti a un pubblico maschile, e alla formazione su quegli stessi argomenti. Conduce seminari, workshop e laboratori in università, centri sociali, aziende, scuole, sindacati, ordini professionali, gruppi autorganizzati; pubblica costantemente su riviste specializzate e non, sia online che stampate. In volume: “Ci scalderemo al fuoco delle vostre code di paglia” (D editore 2023), “Maschilità tossica” in “Anche questo è femminismo” (TLON 2021), “Perché il femminismo serve anche agli uomini” (Eris 2020), “NO. Del rifiuto e del suo essere un problema maschile.” (Effequ 2019), “Non sono sessista, ma… Il sessismo nel linguaggio contemporaneo” (TLON 2019), “Diventare uomini. Relazioni maschili senza oppressioni” (Settenove, 2016, nuova edizione 2020), “Filosofia: maschile singolare” (TLON, 2024) e “Genitori si cresce. Progettare un mondo di persone unite e libere” (Einaudi, 2025)
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