Il dibattito politico e mediatico italiano offre spesso storie di rapidi cambi di poltrona, ma il caso del generale Roberto Vannacci rappresenta un esempio unico. Per capire davvero cosa sta succedendo, bisogna guardare i fatti concreti, conoscendo sia le regole del mondo militare sia quelle della politica. Chi conosce da vicino l’Esercito Italiano sa bene che per arrivare ai vertici più alti non basta il comando sul campo: servono un profilo istituzionale impeccabile e il massimo rispetto delle regole. Quando una carriera militare si blocca o arriva a un binario morto, la scelta di mettersi in aspettativa e iniziare a scrivere libri non nasce da una folgorazione ideale. È invece la lucida scelta di chi ha capito di aver raggiunto un limite invalicabile nella propria professione.
In quest’ottica, la pubblicazione di libri provocatori non è un atto di coraggio, ma una precisa strategia per ricollocarsi sul mercato del lavoro e cambiare mestiere. La capacità di raccogliere il malcontento della gente non va confusa con la stoffa del vero leader. Si tratta, molto più semplicemente, di una grande abilità nel comunicare e nel fare propaganda, usata per guadagnare soldi con i libri e voti con la politica. Questo enorme opportunismo si nota chiaramente quando si confrontano le sue idee con la legge e la realtà dei fatti. Parole d’ordine usate come soluzioni magiche – prima fra tutte la “Remigrazione” – alla prova dei fatti sono del tutto impraticabili e contrarie alla Costituzione. È il vecchio trucco del populismo: cavalcare problemi veri (come le ipocrisie del buonismo) per poi proporre soluzioni impossibili, sapendo che non si dovranno mai mettere in pratica.
L’accordo tra il generale e i vertici della Lega è il risultato di un puro calcolo di convenienza da entrambe le parti. Matteo Salvini, in calo nei sondaggi e in cerca di un modo per scuotere il proprio elettorato, ha visto nel militare un perfetto amplificatore per i media.Dall’altra parte, il generale ha sfruttato la struttura e il simbolo di un partito nazionale per garantirsi l’elezione al Parlamento Europeo, incassando mezzo milione di voti. Questo successo, però, non ha aiutato la Lega a crescere, ma ha solo favorito la carriera del singolo personaggio. Una volta ottenuta la poltrona a Bruxelles, per restare al centro dell’attenzione serve alzare sempre di più la posta. Le ultime dichiarazioni sul femminicidio, liquidato come un “omicidio come un altro”, servono proprio a questo: fare il bastian contrario a tutti i costi per sollevare polemiche e finire sui giornali. Le istituzioni avrebbero bisogno di persone con senso dello Stato e visione a lungo termine; questa storia dimostra invece come la politica sia diventata il rifugio per chi, dopo un passo falso nella propria carriera, riesce a inventarsi un nuovo futuro grazie alle provocazioni.
Rocco Cambria