A Zugliano la risposta alla demenza precoce passa anche da una fattoria, da un orto e dal tempo trascorso all’aria aperta. Tra un paio di mani sporche di terra ed il profumo dell’erba. Si chiama ‘Ortoterapia in fattoria’ ed è arrivato al suo terzo anno di attività. Un progetto nato per accompagnare persone che sviluppano un deficit cognitivo relativamente presto, tra i 50 e i 70 anni, quando il corpo conserva ancora buone capacità motorie e la vita non ha ancora assunto i ritmi tipici dell’anzianità.
È una fascia d’età che spesso rimane in una terra di mezzo. Troppo giovane per i percorsi pensati per gli anziani, troppo fragile per continuare semplicemente a vivere come prima. Ed è proprio in questo spazio che il progetto prova a costruire una possibilità diversa. L’idea nasce da Leonardo Dalla Costa, psicologo e coordinatore dell’iniziativa, che conosce bene anche il luogo in cui tutto è cominciato: Ca’ dell’Agata, eco-agriturismo e fattoria didattica di Zugliano.

La domanda da cui è partito il progetto è semplice: perché non immaginare qualcosa di diverso dai tradizionali centri sollievo? Per chi affronta una demenza precoce, infatti, il contatto con la terra può diventare una risorsa preziosa. Non soltanto perché mantiene attivo il corpo, ma perché restituisce una dimensione concreta alle giornate: qualcosa da fare, da osservare, da aspettare.
L’iniziativa coinvolge quattro realtà agricole del territorio vicentino e una rete di associazioni che si occupano di Alzheimer e demenze. Accanto ai partecipanti ci sono psicologi, operatori e volontari. Non si tratta di una cura che sostituisce le terapie, ma di un modo diverso di prendersi cura. Seminare, annaffiare, raccogliere. Gesti elementari che possono restituire autonomia, relazione e senso di partecipazione a chi, spesso ancora giovane, si trova improvvisamente a fare i conti con una malattia che cambia la propria vita. A Zugliano, a volte, basta questo: un seme, un gesto e il tempo necessario perché qualcosa torni a crescere.
di Redazione AltovicentinOnline